Covid-19, la malattia può lasciare problemi duraturi al cuore

La scoperta di due studi tedeschi. I dettagli.

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È stato scoperto che il COVID-19 non attacca soltanto i polmoni ma può lasciare un danno duraturo anche al cuore, pure nei pazienti precedentemente sani e che si sono ripresi dai sintomi iniziali.

Infatti, due nuovi studi, entrambi tedeschi, hanno esaminato gli effetti della malattia sul cuore, uno focalizzato sui pazienti guariti e l’altro sulle vittime più anziane del virus.

Il primo studio, pubblicato lunedì scorso su JAMA Cardiology, ha scoperto che tre quarti dei pazienti guariti dal COVID-19 hanno avuto cambiamenti strutturali nei loro cuori, anche due mesi dopo.

I ricercatori hanno esaminato le risonanze magnetiche cardiache di 100 pazienti con il COVID-19 guariti di età compresa tra i 45 e i 53 anni e li hanno confrontati con la risonanza magnetica di persone simili che non avevano contratto il virus. La maggior parte dei pazienti con il COVID-19 era guarita a casa, mentre 33 erano stati ricoverati in ospedale a un certo punto della loro malattia.

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Dei 100 pazienti con il COVID-19, 78 avevano avuto cambiamenti strutturali nei loro cuori. All’interno di quel gruppo, 76 avevano un biomarcatore che si trova tipicamente nei pazienti con un infarto e 60 avevano un’infiammazione del cuore, chiamata miocardite. I pazienti erano tutti «per lo più sani … prima della loro malattia», hanno detto i ricercatori.

«I pazienti e noi stessi siamo stati entrambi sorpresi dall’intensità e dalla prevalenza di questi risultati, per lo più molto pronunciati anche se la malattia originale se n’era già andata dopo poche settimane», ha affermato la dottoressa Valentina Puntmann, consulente medico, cardiologo e farmacologo clinico presso l’ospedale universitario di Francoforte in Germania.

Il secondo studio, pubblicato anche su JAMA Cardiology, ha esaminato i verbali sull’autopsia di 39 vittime di COVID-19 tra i 78 e gli 89 anni, morti all’inizio della pandemia. I ricercatori hanno scoperto che il virus aveva infettato il cuore nel 41% dei pazienti. Fonte: People.com.

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