Covid-19, l’infettivologo Le Foche: “La mascherina? Un segno di vittoria”

L’esperto si è espresso nel corso di una puntata di Domenica In e durante un’intervista al Corriere della Sera.

Il Coronavirus potrebbe sparire come la SARS: sono virus molto simili dal punto di vista genetico”: queste le parole dell’infettivologo Francesco Le Foche, intervenuto nel corso dell’ultima puntata di Domenica In.

Durante lo spazio domenicale condotto da Mara Venier, l’esperto ha sottolineato anche la necessità di raccogliere tutte le forze in modo da evitare di farsi trovare impreparati nel caso in cui il SARS-CoV-2 non dovesse comportarsi come la SARS.

Mascherina segno di vittoria

Nel corso dell’intervento a Domenica In, Le Foche ha definito la mascherina un segno di vittoria, in quanto impedisce al virus di entrare nel nostro organismo. Ha altresì fatto presente che negli ambienti chiusi dovrebbe essere utilizzata sempre.

Le Foche ha sottolineato che per l’OMS sarebbe opportuno indossarla anche all’aperto in caso di assembramenti, specificando però che, di base, si tratterebbe di una condizione da evitare. L’infettivologo ha approfondito la sua posizione sull’emergenza anche nel corso di un’intervista al Corriere della Sera.

In questa occasione, ha specificato che il virus c’è, ma che è sbagliato vedere il pericolo ovunque. “Vedo persone che quando incrociano un essere umano trattengono il respiro e guardano a terra”: così si è espresso il responsabile di immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, sottolineando l’importanza di reagire, onde evitare di entrare “in un contesto negativo da cui poi sarà difficile uscire”.

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I consigli per chi va in palestra

Nel corso dell’intervista al quotidiano milanese, Le Foche ha fornito anche preziosi consigli per chi va in palestra. Ha per esempio specificato che, se quest’ultima è indoor, una buona idea può essere quella di ridurre il tempo di allenamento, passando da un’ora a 40 minuti. Ha altresì invitato a tornare a frequentare cinema e teatri, sottolineando di essere certo che questi luoghi si siano organizzati e ribadendo che senza cultura non c’è vita.

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