Covid-19, primi due casi di variante newyorkese in Italia

Sono stati scoperti dal Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona – Univpm

Il Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona – Univpm, nell’ambito della sorveglianza epidemiologica molecolare ha identificato ieri, martedì 23 marzo, in due tamponi provenienti da Pesaro Urbino, una «variante finora non descritta in Italia».

Si tratta della variante che era stata identificata a New York a novembre (era stato attribuito il nome di B.1.526) e che si è diffusa gradualmente negli Stati Uniti d’America.

La sorveglianza epidemiologica molecolare, ha precisato il prof. Menzo è «effettuata a campione randomizzato sui tamponi positivi provenienti da tutte le Marche». I due tamponi nei quali è stata identificata la variante ‘newyorkese’ riguardano «due persone non apparentemente correlate, provenienti dalla provincia di Pesaro Urbino».

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«È stata identificata – ha spiegato il direttore del Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti Ancona – Univpm – tramite sequenziamento nucleotidico della proteina Spike e confrontata con i database internazionali. Si tratta di una variante che era stata identificata a New York negli Stati Uniti a novembre (a cui è stato attribuito il nome di B.1.526) e che si è poi diffusa gradualmente in quel paese, costituendo attualmente oltre il 12% dei contagi a New York».

«La variante – ha aggiunto il prof. Menzo – è caratterizzata dalla mutazione E484K, che insiste sul sito di legame con il recettore, oltre ad altre 5 mutazioni aminoacidiche sulla stessa proteina. Al momento non ci sono evidenze scientifiche sull’eventuale capacità di questa variante di evadere la risposta neutralizzante suscitata dagli attuali vaccini».

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