Da chi si è travestito Achille Lauro nel corso della quarta serata di Sanremo?

Nel corso della quarta serata del Festival, il cantante romano ha omaggiato una delle donne più importanti di inizio ‘900.

achille lauro marchesa casati stampa

Istrionico, imprevedibile, capace di commuovere quando, senza cambiare il testo, canta una canzone capace di indagare l’animo femminile come pochi brani nella storia della musica: tutto questo e molto altro è stato Achille Lauro nel corso della 70esima edizione del Festival di Sanremo. Dopo la performance dell’esordio, il cantante romano ha stupito anche nel corso della quarta serata, quando, per cantare la sua Me Ne Frego, si è presentato sul palco con un travestimento a dir poco originale. Chi ha omaggiato? Vediamolo assieme nelle prossime righe.

Achille Lauro: l’omaggio alla Marchesa Casati Stampa

Nel corso della quarta serata del Festival di Sanremo, Achille Lauro si è presentato sul palco con un costume che è risultato subito chiaro omaggio alla Marchesa Casati Stampa. Inizialmente accolto con qualche fischio, Lauro de Marinis ha tributato una delle donne simbolo dell’arte negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

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La Marchesa Luisa Casati Stampa è stata musa ispiratrice di nomi importantissimi dell’arte di quel periodo. Tra questi è possibile citare Filippo Tommaso Marinetti, considerato il padre del futurismo in quanto autore dell’omonimo manifesto, Giacomo Balla, Man Ray e Fortunato Depero.

Nata nel 1881 a Milano e morta a Londra nel 1957, nel 1900 si è unita in matrimonio al Marchese Camillo Casati Stampa e, l’anno dopo, ha dato alla luce Cristina, la sua unica figlia. Quando si parla della Marchesa Casati Stampa è importante chiamare in causa la sua relazione con Gabriele D’Annunzio. Questo rapporto, ai tempi, fu motivo di forte scandalo.

Una grande collezionista d’arte

Grande collezionista d’arte, la Marchesa Casati Stampa nel 1901 acquistò l’allora abbandonato Palazzo Venier dei Leoni, che oggi è la sede della fondazione Peggy Guggenheim e dell’annesso museo (l’edificio è stata la sua residenza fino al 1924). Abituata a passeggiare nuda in Piazza San Marco, all’inizio degli anni ’20 si è trasferita a Parigi e successivamente a Londra con la figlia Cristina. Qui è morta nel 1957 e in povertà (a causa del suo stile di vita sfrenato aveva infatti accumulato un debito ingente).

Sepolta presso il Brompton Cemetery, ha una tomba il cui epitaffio richiama una citazione shakesperiana dall’opera Antonio e Cleopatra. Si tratta per la precisione della frase “L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua varietà infinita”, parole utilizzate dal grande drammaturgo inglese per descrivere la regina d’Egitto.

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