Dotto: “Donna che parla di calcio smette di esistere”, la replica di Diletta Leotta

Dotto-Leotta

Non si placano le polemiche dopo le infelici parole dell’ex giocatore Fulvio Collovati a Quelli che Calcio: “Quando sento una donna parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco. È una mia opinione personale, ma non ce la faccio“. Una frase che gli è costata la sospensione dal programma per due settimana.

Tuttavia, un giornalista sportivo è andato in soccorso di Collovati. Si tratta di Giancarlo Dotto che ha detto: “Condivido Fulvio Collovati, non mi piace come l’ha detto. Vado più estremo. Una donna, ma diciamola femmina, che parla di calcio, non mi rivolta lo stomaco, smette di esistere l’attimo stesso in cui lo fa. Ma non perché sia inadeguata e blateri sfondoni, come insinua maldestro Collovati… Rigettare la donna che discetta verosimilmente di calcio equivale ad esaltare quella inattendibile quando lo fa. O lo fa, ma solo per dimostrare che non gliene frega niente di farlo. Che è lì per caso. Per altro. Un buon esempio è Melissa Satta a ‘Tiki Taka’. O Diletta Leotta ovunque. Parlano di calcio, ma potrebbe essere botanica, cosmetica o astrofisica. Senza averne la più pallida nozione o lozione, ma felici solo di sedurre il mondo intero. Troppo donne. Irriducibili. Inattendibili. Il pallone arretra, si arrende, non ce la fa proprio a mascolinizzarle. Sono loro, casomai, a femminilizzarlo. Prendi Ilaria D’Amico. Per quanto si sforzi di stare alla pari nella mischia del maschio, dov’è che eccelle? Quando si lascia (raramente) scappare l’insensato, la frase che non ha capo né coda, il lampo di vanità (spesso), quando scivola, cioè, nella differenza“.

LA REPLICA DI DILETTA LEOTTA

A Dotto ha poi risposto Diletta Leotta, conduttrice su Dazn ed ex volto di Sky:

A quanto pare, sono capace di fare il mio mestiere così bene che la mia professionalità fa arricciare il naso – o venire la pelle d’oca – ad una delle penne più affermate del giornalismo sportivo: Giancarlo Dotto.

Da 6 anni mi occupo di sport e di calcio in tv, e non di botanica, cosmetica o astrofisica, né considero questi ultimi sei anni di lavoro il mio hobby del week-end. Né farei mai un lavoro senza averne la più pallida nozione, come Dotto sostiene. Faccio semplicemente il mio lavoro e lo faccio da anni con passione e puntualità e sì anche con un tocco di femminilità, che non guasta, e che per fortuna a volte mi fa prendere le distanze da certe situazioni paradossali che possono verificarsi a bordo campo o in uno studio, dove, ci sono personalità o giornalisti dai facili giudizi e dalle maniere da uomo non proprio moderno.

Per fortuna non sono ovunque come lei dice – il che vuol dire che ho anche molto tempo per me – né sono arrivata per caso a parlare di sport in tv. Le ricordo caro Dotto, che il mio fischio d’inizio è stato tanti anni fa con lo sport sulle tv locali, con SkySport24, per poi arrivare a Sky Serie B e Goal Deejay. Per non parlare dei suoi articoli che hanno contribuito ad accrescere la mia passione per lo sport e la conoscenza sui segreti del calcio. Anche grazie a questi ho preso una laurea in giurisprudenza con una tesi sui contratti sportivi. E dal 2018 sono a DAZN. Non sono ovunque come dice lei, sono solo su DAZN.

Comunque, caro Dotto(re) di calcio, che da oggi sarà ufficialmente il mio guru in materia sportiva, sono pronta con il telecomando nella mano sinistra e un Cosmopolitan nella mano destra – per trovare un clichè scontato almeno quanto il suo sulle donne del calcio – per gustarmi la sua prossima trasmissione sportiva, dove avrei solo da imparare dalle sue ultime teorie sulle tattiche di gioco. Mi verrà sicuramente voglia di prendere un’altra laurea sempre da lei ispirata: magari con una tesi sulla discriminazione di genere nel mondo del lavoro. Tema sempre triste ma ahimè sempre in voga. Cordialmente sua. Diletta“.

LA CONTROREPLICA DI DOTTO

Sul Corriere dello Sport la controreplica di Dotto: “Cara Leotta, che Dio mi fulmini, ci resto male, ero persuaso d’aver sottoscritto un sentito elogio della sua persona. Ci riprovo con un filo di speranza: la differenza è tutto, la differenza è il motore del desiderio, dunque della vita. Celebriamo la differenza. Se lei è un magnete per tutti noi, se il telecomando va a cercarla, non è per quello che dice, il che la omologherebbe tristemente al mucchio anonimo dei tanti valorosi colleghi maschi, ma per quanto disdice, per quanto la relega nella differenza. La seduzione eterna del femminile. Un cliché? Può darsi. Ma è il cliché che ci tiene vivi e desideranti“.