Dramma di Rivara, la pistola del padre aveva la matricola abrasa

Sono emersi nuovi dettagli sull’omicidio – suicidio avvenuto nel comune a pochi chilometri da Torino.

Claudio Baima Poma, l’operaio di 47 anni che ha prima ucciso il figlio Andrea di 11 e poi si è tolto la vita, ha caricato l’arma con due proiettili. Il primo ha raggiunto al petto l’11enne, l’altro invece la tempia dell’operaio, dopo che l’uomo si è rivolto la pistola su se stesso.

L’episodio è avvenuto a Rivara Canavese, piccolo comune a circa un’ora da Torino, dopo un post pubblicato su Facebook che ha allarmato una conoscente – che lo ha letto un’ora dopo la pubblicazione – che ha avvisato i carabinieri.

I bossoli e le ogive della Beretta calibro 7,65, detenuta illegalmente e con matricola abrasa, sono stati ritrovati vicino ai corpi, in camera da letto. All’origine del gesto ci sarebbe la separazione dall’ex compagna, un’impiegata di 44 anni, avvenuta nel febbraio 2019. Da allora il 47enne aveva accusato sintomi depressivi, peggiorati nell’ultimo periodo.

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Le salme di Andrea e del padre sono state trasportate nella camera mortuaria dell’ospedale di Cuorgné a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Sul post l’uomo ha scritto: «Noi partiamo per un lungo viaggio, dove nessuno ci potrà dividere, lontano da tutto, lontano dalla sofferenza». «La depressione è una malattia che ti logora internamente, – ha scritto Claudio Baima Poma – ti devasta giorno dopo giorno (…) un giorno di sole è come un giorno di pioggia».

«Per tutti quelli che leggeranno questo post, chiedo soltanto il silenzio, abbiate rispetto per i miei genitori, Andrea e il suo papà per sempre insieme».

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