Elefantessa uccisa da ananas pieno di petardi: com’è andata veramente?

A distanza di qualche giorno dall’ennesimo atto vile da parte dell’uomo nei confronti degli animali, arrivano dei chiarimenti.

Elefantessa uccisa

In queste ore stanno arrivando precisazioni di una certa rilevanza su quanto accaduto alla povera elefantessa uccisa da un ananas imbottito di petardi. Il maltrattamento resta, purtroppo, e viene stabilita la responsabilità di alcuni agricoltori del luogo.

Il fatto in sé, secondo quanto riportato dai media indiani, viene confermato; sono però d’obbligo alcuni chiarimenti circa il contesto in cui si è sviluppata la vicenda, che purtroppo ha visto morire un povero animale indifeso insieme al piccolo che portava in grembo.

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Secondo quanto pubblicato dalla stampa, l’elefantessa è stata uccisa da un ananas bomba, ma non si sarebbe trattato di un gesto rivolto intenzionalmente a lei. Non c’è alcuna tradizione in India che prevede il dar da mangiare agli elefanti, inoltre pare che questi siano tra gli animali più rispettati in assoluto.
Viene, invece, confermata l’ipotesi della trappola lasciata nelle vicinanze di un campo coltivato per impedire che il raccolto venisse danneggiato da eventuali intrusioni. Nessuna persona ha, quindi, dato da mangiare alla futura mamma, prende valore la seconda versione (non meno crudele, comunque).

Il povero pachiderma, ‘colpevole’ solo di essersi allontanato troppo da casa e di avere fame, è deceduto fra atroci sofferenze dopo essersi imbattuto in una trappola concepita dai contadini del posto per evitare che cinghiali ed altre specie rovinassero il raccolto.

Quello che sorge spontaneo chiedersi è perché non utilizzare una recinzione, oppure metodi deterrenti non dolorosi, né tantomeno letali. Quello che è successo in India dimostra ancora una volta quanto l’uomo sia capace di essere crudele, per il mero gusto di esserlo o per salvaguardare i propri interessi personali (anche a costo della vita di un altro essere vivente). In natura non esiste nessun altro capace di tali atrocità.

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Intanto, sono in molti a rendere omaggio sui social alla vittima di questo folle gesto: centinaia i disegni e i pensieri rivolti al lei e al piccolo che portava in grembo e che non potrà mai nascere a causa della cattiveria umana.

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