Elezioni 2018, i vincitori: il M5S e Matteo Salvini. Governeranno insieme?

Di Maio - Salvini

Il Movimento Cinque Stelle è il primo partito. Il Centrodestra è la prima coalizione. Il Partito Democratico è crollato. Nessuno ha raggiunto la maggioranza assoluta che avrebbe permesso di governare senza alleanze. Il compito di Sergio Mattarella sarà davvero difficile.

Questa l’estrema sintesi del voto.

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE

Preso singolarmente, si tratta di un trionfo. Il M5S ha ottenuto più voti di qualsiasi altro partito e con un distacco netto. Secondo il Consorzio Opinio Italia per la RAI, sia al Senato che alla Camera i pentastellati si attesterebbero al 32,9%.

Un dato che Sergio Mattarella non potrà trascurare quando dovrà mettere mano all’esito delle urne per conferire l’incarico esplorativo per la formazione di un governo.

Il successo del Movimento Cinque Stelle è avvenuto essenzialmente al Sud, dove ha sbaragliato la concorrenza, a discapito soprattutto del Partito Democratico. In poche parole, la vittoria di Di Maio è strettamente collegata alla sconfitta di Renzi.

Tuttavia, il M5S né alla Camera né al Senato potrà contare sulla maggioranza assoluta dei seggi. Quindi, giocoforza, per governare, i pentastellati dovranno guardarsi necessariamente altrove. Al contempo, però, il M5S dovrà essere preso in considerazione per la formazione del prossimo esecutivo.

IL CENTRODESTRA

Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi Italia rappresentano la coalizione che ha ottenuto più voti. Sempre secondo il Consorzio Opinio Italia per RAI, al Senato il centrodestra si attesterebbe al 35,9% e alla Camera al 36%.

Tuttavia, i numeri non bastano per un governo di centrodestra, seppure i seggi occupati saranno superiori a quelli del Movimento Cinque Stelle.

Ma c’è una grossa novità: il centrodestra ha un nuovo leader. Si tratta di Matteo Salvini. La Lega, infatti, ha ottenuto più voti di Forza Italia (16,7% al Senato e 17,2% alla Camera). Ciò, innanzitutto, significa che in un governo a trazione centrodestra il premier non potrebbe che essere il leghista. C’è soprattutto dell’altro: da molte ore, infatti, si fa strada l’ipotesi che la Lega possa accettare le eventuali lusinghe del M5S per la partecipazione all’esecutivo. I due partiti, insieme, hanno i numeri per dare governabilità al Paese.

PARTITO DEMOCRATICO E LEU

Per Matteo Renzi si è trattata di una durissima batosta: 19% al Senato e 18,7% alla Camera. Il PD contava almeno sul 22-24%. Pessimo anche il risultato di LeU: 3,6% al Senato e 3,7% alla Camera. Gli italiani, in pratica, hanno bocciato il governo Gentiloni e certificato la crisi del centrosinistra italiano. In particolare, larga parte del consenso dell’area si è spostato verso il Movimento Cinque Stelle.

La prima conseguenza della débacle dovrebbe/potrebbe essere le dimissioni di Matteo Renzi come segretario del PD.

CONCLUSIONI

Le urne hanno restituito un’Italia con un impianto politico diverso dal passato. Hanno vinto le forze radicali. Una svolta storica.