Ex assistente personale denuncia Robert De Niro per discriminazione di genere

Lei è Chase Robinson, la stessa assistente già in causa con l’attore per aver guardato ‘Friends’ invece di lavorare.

Robert De Niro
Robert De Niro

Questa estate era stata denunciata per “essere stata sleale nei confronti della compagnia” e per “essersi appropriata indebitamente dei fondi della compagnia”. E oggi a parlare è lei, Chase Robinson, ex vice presidente della ‘Canal Production’ la compagnia cinematografica di Robert De Niro. E lo fa con una controdenuncia nei confronti dell’attore americano.

La donna ha lavorato come assistente personale di De Niro fino allo scorso 6 aprile, giorno in cui si è dimessa (forse subodorando la denuncia che di lì a breve sarebbe arrivata). E oggi ha denunciato l’ex datore di lavoro per discriminazione di genere chiedendogli un risarcimento di 12 milioni di dollari.

La Robinson ha dichiarato che “il premio Oscar Robert De Niro non riesce ad accettare che uomini e donne vanno trattati allo stesso modo” e che per questo l’avrebbe sottoposta ad “anni di discriminazioni di genere e molestie”. Infatti nella denuncia si legge che l’attore era solito chiamarla “put****” e “ragazza viziata”, che l’ha molestata con contatti fisici “indesiderati e gratuiti” e battute a sfondo sessuale, che l’avrebbe trattata come la sua “mogliettina di ufficio” costringendola a mansioni tradizionalmente femminili, pagandola meno dei colleghi maschi e negandole gli straordinari.

La Robinson, come detto, è già in causa con l’attore. Si tratta di una causa da 6milioni di dollari che vede fra le accuse quella di aver “oziato durante le ore di lavoro” trascorrendo il tempo a guardare Netflix. Nel dettaglio la Robinson, lo scorso marzo nell’arco di quattro giorni avrebbe visto 55 episodi della serie ‘Friends’ proprio durante le ore lavorative (insieme a 20 puntate di ‘Arrested Development’ e 10 di ‘Schitt’s Creek’).

Ma secondo l’accusa la donna avrebbe anche utilizzato le miglia dei programmi fedeltà delle compagnie aeree per viaggi personali per un totale di tre milioni di dollari e avrebbe utilizzato l’American Express aziendale per spese personali tra cui cene molto costose, dogsitter per il proprio amico a quattro zampe e ben 32mila dollari in taxi e Uber. Inoltre la donna, in maniera ingannevole, avrebbe usufruito di molti più giorni di ferie rispetto a quelle che le spettavano.

Che la battaglia (legale) abbia inizio.

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