Felice Maniero torna in carcere per maltrattamenti / Chi è l’ex boss della Mala del Brenta

Maniero è stato arrestato a Brescia ed ora è in carcere a Bergamo.

Felice Maniero
Felice Maniero

Felice Maniero è tornato in carcere.

L’ex boss della Mala del Brenta è stato arrestato a Brescia con l’accusa di maltrattamenti sulla compagna.

Lo riporta il Giornale di Brescia.

‘Faccia d’angelo’, così era chiamato, da tempo vive nella città lombarda con una nuova identità.

L’arresto è scattato ieri – venerdì 18 ottobre – dopo la denuncia della donna e secondo le nuove regole del Codice rosso che garantisce un canale privilegiato per le donne che subiscono violenza.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata giovedì dal gip di Brescia, Luca Tringali.

Maniero è ora in carcere a Bergamo.

Chi è Felice Maniero

Felice Maniero
Felice Maniero

Felice Maniero, nato a Campolongo Maggiore (Venezia) nel 1954, ha commesso rapine, assalti a portavolari, colpi in banche e in uffici postali. È stato accusato di omicidi, traffico di armi, droga e associazione mafiosa.

La sua carriera criminale cominciò dall’adolescenza quando aiutava uno zio nei furti di bestiame. Poi, si dedicò alle rapine, soprattutto nel campo dell’oreficeria. Dal momento che Maniero e i suoi complici erano nati a Campolongo Maggiore, un paese lungo il fiume Brenta, la stampa cominciò a parlare di Mala del Brenta.

Maniero formò, quindi, un piccolo gruppo criminale, dedito alle rapine ed entrò in contatto con le mafie del Sud, di cui diventò interlocutore e rivale, garantendo armi e droga alla piccola criminalità di Venezia e di Mestre.

Maniero fu arrestato per la prima volta nel 1980 ed evase due volte: nel 1987 dal carcere di Fossombrone, facendo poi rubare il 10 ottobre 1991 ai suoi uomini il mento di Sant’Antonio da Padova per ricattare lo Stato e chiedere la libertà del cugino, senza esito. Nel 1993, però, fu arrestato sul suo yacht al largo di Capri e detenuto nel carcere di Vicenza, dove tentò l’evasione corrompendo, con la promessa di 80 milioni ciascuno, due guardie penitenziarie che però si avvertirono la direzione del carcere.

Poi l’evasione dal carcere di Padova nel giugno 1984,insieme ad altri complici, grazie alla corruzione riuscita di una guardia penitenziaria. La latitanza di Maniero ebbe termine a Torino nel novembre dello stesso anno e Maniero fu condannato a 33 anni di reclusione, poi ridotti a 20 e 4 mesi.

Nel febbraio 1995 Maniero divenne collaboratore di giustizia e con le sue dichiarazioni contribuì a smantellare la sua banda.

Il 14 dicembre 1996, di conseguenza, fu condannato dalla Corte d’assise d’appello di Venezia a 11 anni di carcere e 60 milioni di lire di multa grazie alle attenuanti generiche e alla diminuente per la collaborazione.

Il 2 maggio 1998 fu arrestato per scontare la pena residua, quattro anni. Dopo essere divenuto collaboratore di giustizia, venne ammesso al programma di protezione, cambiando nome e scontando la pena in una località segreta.

Maniero è tornato in libertà il 23 agosto 2010, con una nuova identità, ma ora è di nuovo in carcere.

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