Frontiere aperte in Europa e viaggi tra Regioni, via libera dal 3 giugno

La fase 2 procede e dai primi di giugno ci sarà maggiore libertà di movimento.

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Permessi i viaggi tra regioni e frontiere aperte in Europa. Inoltre, nella regione d’appartenenza non sarà più necessaria l’autocertificazione. Resta il divieto di assembramenti e la possibilità di fare visita non solo ai congiunti.

Ci si può spostare nelle seconde case, ma sempre all’interno della propria regione. La mobilità extraregionale, dal 3 giugno, sarà permessa solo con l’autocertificazione e per stato di necessità, salute e lavoro. Il primo a esultare, dopo una serie di videoconferenze con il premier Giuseppe Conte e i ministri Boccia e Speranza, è Luca Zaia, governatore del Veneto: «Ora possiamo finalmente riaprire».

Frontiere aperte in Europa

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Nuove regole per ristoranti, bar, parrucchieri e stabilimenti balneari, il Dpcm fissa le linee guida da seguire per tornare lentamente alla normalità senza rischiare che la curva di contagio cresca. Questo almeno è l’obiettivo.

Anche i sindaci hanno voce in capitolo dopo le lamentele di Antonio De Caro, presidente dell’Anci. A loro spetterà «la chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico in cui sia impossibile garantire adeguatamente il rispetto della distanza di sicurezza di un metro».

Dal 3 giugno frontiere aperte in Europa. Nello specifico, potranno entrare nel nostro Paese chi proviene dagli Stati membri. Serve a far ripartire la stagione turistica l’economia al collasso. Non ci sarà più l’obbligo di quarantena e l’accordo comprende tutta l’area Schengen (più la Svizzera e Monaco).

Le Regioni possono adottare il protocollo che hanno proposto (salvo rifarsi a quello nazionale Inail-Iss) con una clausola che il premier fa mettere a verbale: «D’ora in poi la responsabilità sarà la vostra». Un compromesso che mette tutti d’accordo.

Ancora aperta la questione degli spostamenti. «Avrei proposto almeno di poter far visita a chi ha una nonna nel Reatino, a pochi chilometri da L’Aquila, ma non ho trovato la medesima sensibilità da parte dei miei colleghi»: afferma Marco Marsilio, presidente dell’Abruzzo.

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