Desirèe, Gad Lerner ha spostato l’attenzione dai carnefici alla ragazza

Gad Lerner

Non è piaciuto a tanti il (brutto) tweet del giornalista Gad Lerner a proposito della 16enne Desirèe Marottini.

Gad Lerner ha scritto:

In poche parole, il giornalista 63enne ha sottolineato più l’estrazione (e la sfortuna) sociale della vittima che la considerazione che gli autori delle brutalità siano stati commessi da immigrati irregolari.

Sui social in molti hanno rimproverato il giornalista. C’è stato chi ha scritto: “Ci manca che scriva ‘se l’è cercata’ o ‘alla fine vedete che è colpa sua‘”.

Anche Matteo Salvini ha reagisto alle parole di Gad Lerner con “ma vergonati!!!!” con la pronta replica del giornalista: “Ma come può un ministro della Repubblica, Matteo Salvini, farsi propagandista in palese malafede di una Fake News? Chi mai avrebbe scritto che Desirée Mariottini se l’è cercata? Vergognati tu!!!!!!“.

Gad Lerner, però, ha commesso un errore: no, non è un fake news ma un’interpretazione di quanto ha scritto su Twitter, dove si evince il tentativo maldestro di spostare l’attenzione di stampo ideologica dai carnefici (che, stando alla legge, non dovevano risiedere in Italia e sono per lo più dei criminali) alla vita difficile della vittima.

Anche perché è inutile girarci attorno. Chi è irregolare non solo non dovrebbe restare in Italia ma non avrebbe dovuto neanche esserci: che sia buono o cattivo, maggiorenne o minorenne, uomo o donna. La legge è legge.

Se gli irregolari che hanno commesso il brutale assassinio di Desirée non si fossero trovati sul suolo italiano, la ragazza sarebbe viva.

Per di più, le brutalità sono state commesso all’interno di spazi occupati che, in quanto tali, non dovrebbero esserlo. Qualche giorno fa sono stati attaccati i residenti degli immobili occupati i fatti che hanno riguardato Stefania Petyx di Striscia La Notizia a Palermo. Ne ho lette di tutti i colori. Non vedo perché non bisogna essere altrettanto aggressivi contro gli avamposti ideologici dei centri sociali nei luoghi occupati e, anche in questo caso, non è una questione di buoni e cattivi, di utili o inutili per il quartiere. La legge è legge.

Bisognerebbe andare al di là delle posizioni ideologiche.

Bisognerebbe finirla con le partigianerie e con i cliché (perché spesso si prende posizione non perché si crede davvero a ciò che si dice ma solo per difendere una visione del mondo: dei migranti spesso non frega nulla neanche a chi li ‘difende’ ma si fa perché l’obiettivo è lottare contro l’altra parte). La legge va prima di ogni cosa e guai a parlare di disobbedienza civile, come si è permesso di fare perfino il sindaco di un comune in una trasmissione della televisione pubblica o uno scrittore che campa di pane e vittimismo. Ci vuole il pugno duro, sempre e comunque, in nome della legalità. Chiunque agisca all’interno della legge è benvenuto dalla società (che sia bianco, nero, grigio…). Tutti gli altri no.

E Gad Lerner, ancora una volta, ha espresso un parere ideologico, commettendo un errore terribile: ha spostato l’attenzione su ciò che ha portato la vittima in mano a quelle bestie.