George Floyd, per l’autopsia non è morto per asfissia

I familiari dell’uomo non si fidano delle autorità del Minnesota e hanno chiesto un nuovo esame.

George Floyd

«Non ci sono elementi fisici che supportano una diagnosi di asfissia traumatica o di strangolamento».

Questi i risultati dell’autopsia su George Floyd, l’afroamericano morto a Minneapolis dopo che un agente bianco gli ha tenuto premuto un ginocchio sul collo per 9 minuti.

«Gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse (coronaropatia e ipertensione, n.d.r.) e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo hanno probabilmente contribuito alla sua morte», si legge sul referto medico.

I familiari di George Floyd, appreso l’esito dell’autopsia, han chiesto una autopsia indipendente perché, comme reso noto dal loro avvocato, non si fidano dell’autorità di Minneapolis. Si sono, quindi, rivolti al medico legale Michael Baden affinché conduca un secondo esame.

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Intanto, è stata vandalizzata la casa di Derek Chauvin, l’ormai ex poliziotto arrestato per la morte di George Floyd. Nel sobborgo di Oakdale, fuori Minneapolis, i manifestanti si sono ritrovati davanti alla casa mostrando cartelli alle auto di passaggio e gridando il nome di Floyd.

Chauvin è stato arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale e omicidio di terzo grado: rischia una condanna massima di 25 anni. Il procuratore della Contea di Hennen, Mike Freeman, l’ha definita «l’incriminazione più veloce in un’indagine contro un agente di polizia».

Infine, a Detroit da un Suv sono stati sparati colpi d’arma da fuoco verso i manifestanti ed è morto un 19enne.

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