Film con Gesù gay: cristiani (e musulmani) contro Netflix

Su Netflix il film La prima tentazione di Cristo con Gesù omosessuale. Tante polemiche.

A Netflix sono fatti così. A Natale vogliono fare contenti tutti. Religiosi e antireligiosi. E se da un lato sembra esserci un premio Oscar in arrivo per I due papi – il film che racconta come Papa Ratzinger sottobanco passò il testimone a Papa Francesco, cercando di convincerlo prima delle dimissioni a prendere il suo posto – dall’altro arriva la polemica con La prima tentazione di Cristo, film che ipotizza che Gesù fosse gay.

E tutto questo ha portato a grosse polemiche, partite dal Sudamerica, visto che il film è stato girato in Brasile, ma adesso che è stato doppiata, la pellicola è arrivata anche negli apparati Netflix del resto del mondo, portandosi dietro tutta la confusione già generata, al punto da fare pensare a Jair Bolsonaro, il presidente brasiliano dell’ultradestra, di convocare in parlamento i vertici Netflix, pena la minaccia dell’oscuramento.

Ma ripartiamo da zero e da una frase.

«Tesoro mio, 30 anni fa l’angelo Gabriele ha detto che avrei partorito il figlio di Dio e io ho accettato».

Nel Vangelo secondo Netflix Maria è una madre preoccupata perché suo figlio è scappato nel deserto a cercare se stesso, Giuseppe un padre adottivo geloso di quello di sangue (un Dio che si fa conoscere come zio Vittorio) e Gesù un bamboccione che vive ancora con i genitori e confessa le sue palpitazioni per un ragazzo al diario segreto.

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La compagnia brasiliana Porta dos Fundos, che già aveva portato la sua comicità dissacrante sugli schermi lo scorso Natale, dipingendo un Gesù dal caratteraccio iracondo che finiva per sposare Maria Maddalena, si è ora spinta ancora più in là con La prima tentazione di Cristo, portando l’omosessualità nella scena sacra e suscitando così le ire dei cristiani conservatori e pure le critiche dei musulmani, per i quali pur non essendo figlio di Dio il Nazareno è comunque un’importante figura citata nel Corano.

Hanno cominciato i brasiliani, accusando i comici di «vilipendio alla fede» per aver ritratto Gesù «come un adolescente indeciso riguardo alla sua missione sulla terra, che fa uso di droghe, ha una relazione omosessuale con il diavolo e crede che Dio sia suo zio» e Dio «come un arrogante libertino che disprezza Giuseppe e ha una relazione extraconiugale con Maria, trattata come una donna promiscua e approfittatrice».

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Così alcuni senatori legati al mondo religioso più conservatore hanno lanciato una petizione online per bloccare la diffusione del film, raccogliendo in poco tempo un milione e mezzo di firme. In Italia la petizione contro il film Netflix è stata portata avanti da Pro Vita & Famiglia, che rincara la dose ricordando come nei mesi scorsi il colosso dello streaming video avesse minacciato di andarsene dalla Georgia, negli Stati Uniti, dopo l’approvazione della legge che vieta l’aborto dopo il primo battito del cuore del feto nel grembo materno.

Abbiamo visto il film. E, nella piena libertà della satira, oggettivamente fa poco ridere. Ecco, forse bisognerebbe chiedere scusa alla satira.

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