Gino Strada: “Italiani più interessati ai bambini thailandesi che ai migranti”

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Gino Strada ha attaccato i giornali perché hanno parlato solo e troppo dei bambini thailandesi rinchiusi nella grotta (e poi fortunatamente liberati) e non di quelli che muoiono in mare.

Quest’accusa – che non sta né in cielo né in terra – è avvenuta durante la trasmissione In Onda, su La7.

Il fondatore di Emergency se l’è presa – e non è una novità – prima contro il governo per la vicenda dei 67 immigrati clandestini che hanno tentato di ammutinare l’incrociatore Vos Thalassa e poi caricati sulla nave Diciotti della Guardia Costiera, dal momento che si sarebbe usato un pugno troppo duro. Poi, contro gli italiani (e i media) perché si sono più interessati per i ragazzini thailandesi.

Le sue parole. “Da giorni ci sono i giornali pieni, giustamente, di articoli sul salvataggio di quattordici bambini che in Thailandia si sono infilati in una grotta… Si sono mobilitati i miliardari… Hanno usato tecnologie nuove… E c’è una nave con su dei migranti, anche dei bambini, in mezzo al mare mentre i politici discutono… Vergogna“.

Ma in che mondo siamo?“, ha detto Strada.

Beh, in che mondo vive lui, verrebbe da chiedere. Innanzitutto, perché non c’è giorno in cui la stampa non si occupi della questione dei migranti, divenuta centrale e spesso d’apertura da molto tempo. In secondo luogo, la vicenda della squadra di calcio ha sensibilizzato, commosso e impaurito il mondo intero a tal punto che i soccorsi sono provenuti da ogni parte. Senza contare che molti di quei bambini sono perfino apolidi e appartenenti a etnie perseguitate (insomma, c’è pure l’elemento sociale per cui Gino Strada dovrebbe essere sensibile, no?).

Una lezione di morale inaccettabile, tra l’altro basata non solo su una bugia (i media non si occupano dei migranti) ma anche sulla discriminazione della notizia (sono più importanti i migranti in mare che i bambini thailandesi che hanno rischiato di morire in una grotta piena d’acqua).

Gino Strada, ancora una volta, ha dimostrato di avere una percezione distorta della realtà dei fatti. E soprattutto strumentale.