Giulio Regeni: a che punto sono le indagini?

Il 25 gennaio di due anni fa Giulio Regeni veniva rapito. Di lui non si seppe più nulla fino al 3 febbraio successivo quando il suo corpo fu ritrovato lungo l’autostrada Cairo-Alessandria.

E oggi, a due anni esatti da quella scomparsa, l’Italia intera si prepara a ricordare il dottorando con una serie di manifestazioni e fiaccolate. Lo scopo è tenere alta l’attenzione su un caso di omicidio che ad oggi non ha una risposta.

Intanto ieri la Procura generale egiziana ha stabilito che è ‘totalmente contraffatta’ la lettera inviata in forma anonima all’ambasciata italiana di Berna e attribuita ai servizi segreti egiziani in cui si parlava di un arresto del ricercatore. Insomma, la matassa non vuole proprio sbrogliarsi e si continua a depistare l’indagine.

Ad oggi non c’è un colpevole. Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ha scritto una lettera pubblicata oggi dal ‘Corriere’ e da ‘Repubblica’ in cui ribadisce che il movente è “pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo“, e che gli “apparati pubblici egiziani già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio“.

Carlo Bonini e Giulio Foschini oggi su ‘Repubblica’ puntualizzano anche che quella attività di spionaggio “fu alimentata dal tradimento di chi Giulio si fidava, l’allora leader del sindacato degli ambulanti, Mohammed Abdallah (uomo dal passato miserabile e dal presente disperato, in cerca di denaro facile per sostenere l’operazione di cancro di sua moglie), pronto a venderlo nella sua veste di informatore di polizia e Servizi”.

Tuttavia oggi, di ufficiale c’è solo che Giulio (che si trovava i Egitto per una ricerca sui sindacati indipendenti dei venditori ambulanti) scomparve il 25 gennaio del 2016 dopo le 19.41 – ora del suo ultimo messaggio – mentre stava andando ad una festa. Era uscito dal suo appartamento nel quartiere Dokki di Giza per raggiungere piazza Tahir al Cairo.

Ritrovato il cadavere, come è noto, ci furono diversi tentativi di depistaggio da parte delle autorità locali. Dapprima dissero che il ragazzo era morto in un incidente stradale, ma la tesi fu presto smontata dalle fratture a collo e mani incompatibili con un incidente.

Dopo qualche tempo la polizia locale disse di aver ucciso in uno scontro a fuoco gli aguzzini del ricercatore, ovvero 4 criminali specializzati nel sequestro di stranieri al fine di derubarli. Ricostruzione poco credibile perché non è plausibile che delinquenti di questo tipo tengano prigioniero e torturino per una settimana la loro vittima.