Hanno dichiarato ‘guerra’ alle orecchiette di Bari Vecchia

Ne ha parlato il New York Times con il reportage ‘Chiamatelo un crimine di pasta’.

Foto da JuzaPhoto.com.

Chiamatelo un crimine di pasta. Si intitola così il reportage finito sulla prima pagina del New York Times, dedicato alla guerra delle orecchiette, ovvero alla disputa sulla pasta tipica della Puglia realizzata a mano dalle donne di Bari Vecchia nella famosa Strada Arco Basso, meglio nota come la via delle orecchiette.

Tutto ha avuto inizio in un ristorante di corso Vittorio Emanuele, dove i militari della Guardia di Finanza hanno trovato tre chili di orecchiette prodotte artigianalmente da una delle pastaie del centro storico della città pugliese, non confezionate e, pertanto, prive della tracciabilità alimentare imposta per legge sulle etichette dei prodotti. La pasta è stata immediatamente sequestrata, ma la vicenda si è trasformata in un caso internazionale.

Nel lungo reportage firmato dal corrispondente del New York Times, Jason Horowitz, l’autore evoca scene di un’Italia meridionale che corrisponde a quella dell’immaginario popolare. Anziane pastaie intente già di buon mattino a preparare le loro orecchiette fatte in casa, che esibiscono per strada i tavolieri dove ammassano la pasta fresca che poi mettono ad asciugare al sole, mentre intonano vecchie canzoni popolari.

LEGGI ANCHE: Quanto costa mangiare al ristorante dello chef D’Acampo?

Foto da Bari.Repubblica.it.

Una tradizione centenaria diventata una grande attrazione per i turisti che scendono dalle navi da crociera, tanto da fare di Bari una delle dieci migliori destinazioni d’Europa secondo Lonely Planet e da ispirare anche uno spot di Dolce & Gabbana, dove si vedono le figlie di Sylvester Stallone danzare con le anziane pastaie dell’Arco Basso e giocare con le orecchiette tra le dita.

I nuovi controlli, però, potrebbero mettere a repentaglio la produzione delle orecchiette fatte per strada nel cuore pulsante della città. La vendita, infatti, avviene spesso senza scontrino e senza indicare gli ingredienti, rendendo il prodotto non tracciabile. Intanto, la guerra delle orecchiette ha innescato la protesta delle anziane pastaie che hanno tenuto a precisare che, stando al regolamento, è legale vendere piccole buste per uso personale, mentre le spedizioni ai ristoranti hanno bisogno di una licenza.

LEGGI ANCHE: Costi di viaggio: tanto cari da isolare il Sud anche a Natale.

Foto da TravellingPantaloni.com

Horowitz ricorda come, prima di iniziare a produrre orecchiette, molte donne anziane della città vendevano sigarette di contrabbando che provenivano dal Montenegro, mentre oggi lavorano la pasta per 10 o anche 12 ore al giorno, per poter supportare figli e mariti rimasti senza lavoro.

Il timore, stando ad alcune dichiarazioni della gente del posto, è che un giorno la tradizione secolare delle orecchiette prodotte e vendute nei vicoli storici della città possa cadere nell’oblio.

Insomma, un’altra istituzione italiana che rischia di perdere il suo mito e che ora è necessario tornare a difendere.

LEGGI ANCHE: Cosa succede all’autostima prima e dopo il divorzio.