Harvard boccia le misure di contenimento italiane contro il Coronavirus

L’Università americana spiega cosa non ha funzionato.

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Harvard boccia le misure di contenimento italiane con un articolo sulla rivista della celebre università. Secondo i ricercatori statunitensi, «alcuni aspetti della crisi – a partire dalla tempistica – sono attribuibili a pura e semplice sfortuna, e non potevano essere sotto il pieno controllo dei legislatori».

Infatti, si dovranno aspettare mesi prima che gli effetti del contrasto al Coronavirus siano tangibili. Tuttavia, sempre secondo lo studio Usa, diversi errori hanno contribuito a peggiorare la situazione già drammatica.

Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte

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Quello che è successo in Italia sarebbe «un fallimento sistematico nelle azioni messe in campo in base alle informazioni esistenti», considerando soprattutto quanto accaduto in Cina con settimane di anticipo.

Ad avere condizionato sarebbe stato un meccanismo psicologico noto come pregiudizio di conferma. Quello attraverso cui si cercano informazioni che confermino il nostro modo di vedere le cose, scartando tutte le altre.

Test coronavirus positivo

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Le pandemie si affronterebbero all’inizio «quando la minaccia sembra essere piccola» o inesistente. L’errore di noi italiani, quindi, sarebbe stato quello di non percepire sin da subito il pericolo come tale. Lo studio fa riferimento soprattutto alla campagna #MilanoNonSiFerma e al caso di Nicola Zingaretti, che ha fatto un aperitivo nel centro di Milano per poi risultare positivo al Coronavirus.

Harvard boccia le misure di contenimento italiane anche perché il Governo ha varato provvedimenti graduali. «L’Italia ha seguito la diffusione del virus piuttosto che prevenirlo. E poi, l’approccio selettivo potrebbe averla involontariamente facilitata».

Secondo la rivista, anche la frammentazione del nostro sistema sanitario, gestito diversamente a livello nazionale e regionale non ha aiutato. Andava adottato l’approccio veneto sin da subito.
Una nota particolarmente dolente riguarda i dati, che non sarebbero stati raccolti nel modo corretto sin dai primi giorni dell’emergenza peccando di precisione.

Gli Usa vorrebbero darci due grandi lezioni. Innanzitutto non si deve perdere tempo e le misure preventive è meglio che siano drastiche. Poi, «un approccio efficace nei confronti di Covid-19 richiede una mobilitazione simile a quella che si mette in atto in guerra, sia in termini di entità delle risorse umane ed economiche che di coordinamento».

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