Hong Kong abbassa la guardia: nuovi casi di Coronavirus

Subito dopo la pandemia stessa, è il timore più grande: che possa ritornare.

Il Coronavirus ritorna perché Hong Kong abbassa la guardia. È successo quello che gli scienziati di tutto il mondo temono, la ragione per cui si parla di misure restrittive anche oltre il periodo critico: quello in cui il nemico invisibile si manifesta con contagi tangibili.

Proprio quando la regione autonoma pensava di aver superato praticamente indenne la pandemia da Covid-19, ecco che si presentano nuovi casi, e proprio dagli studenti di ritorno dall’estero. Ritorna anche lo stato di allerta e il divieto di assembramenti superiori a quattro persone.

L’aeroporto chiude i gate agli stranieri

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È di venerdì la notizia di 65 nuovi casi di Coronavirus in 24 ore, un record dall’inizio dell’emergenza sul territorio nazionale. Arrivato proprio quando le autorità locali avevano iniziato a diminuire le misure di contenimento.

Così il Governo ha deciso di chiudere nuovamente le frontiere agli stranieri, anche a quelli in transito. Chi proviene dall’estero deve rispettare l’isolamento di 14 giorni. Una notizia certamente negativa, ma che deve servire da insegnamento al resto del mondo, Italia compresa.

Europa e Usa devono evitare in tutti i modi il Coronavirus di ritorno

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Dopo due mesi di quarantena Hong Kong abbassa la guardia, e dopo due settimane il Covid-19 bussa di nuovo alla porta. Torna il divieto di uscire di casa. Quella del Coronavirus di ritorno è un’eventualità che bisogna scongiurare in tutti i modi possibili. Soprattutto in continenti come l’Europa e l’America, dove i numeri di contagiati e deceduti sono di gran lunga superiori a quelli diramati da Hong Kong.

Gabriel Leung, rettore dell’Università di Medicina di Hong Kong ed esperto di epidemie, ha detto: «La reintroduzione delle misure restrittive è la più discussa tra gli esperti e i governi mondiali».
Ma precisa: «C’è bisogno di queste misure a vari gradi di intensità fino a quando si verificano l’immunità di gregge o una disponibilità sufficientemente estesa di un vaccino somministrato almeno a metà della popolazione».

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