Il CTS non suggerì al governo di chiudere tutta l’Italia, il verbale del 7 marzo

Desecretato il vetvale del 7 marzo, pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Einaudi.

Il Comitato tecnico scientifico, nel verbale numero 21 del 7 marzo, desecretato e pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Einaudi, proponeva misure differenziate per i territori nella strategia di contenimento del coronavirus.

«Il Comitato tecnico-scientifico – si legge nel verbale –  individua le zone cui applicare le misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi all’intero territorio nazionale, nelle seguenti: Regione Lombardia, e province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena; Pesaro e Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti».

Il Governo Conte, però, il 9 marzo annunciò il lockdown in tutta Italia.

Nel dettaglio, il CTS inviò le raccomandazioni al ministro della Salute, Roberto Speranza, sottoscritte da Agostino Miozzo, Giuseppe Ruocco, Giuseppe Ippolito, Claudio D’Amario, Franco Locatelli, Alberto Villani, Silvio Brusaferro, Mauro Dionisio, Luca Richeldi, Massimo Antonelli, Fabio Ciciliano, Andrea Urbani, Walter Ricciardi, Gianni Rezza e Roberto Bernabei.

Il Comitato tecnico proponeva «di rivedere la distinzione tra cosiddette ‘zone rosse’ (gli undici comuni della Lombardia e del Veneto già isolati dal 1 marzo, n.d.r.) e ‘zone gialle’» da istituire in «Emila Romagna, Lombardia e Veneto, nonché le province di Pesaro Urbino e Savona».

Gli esperti suggerivano «di definire due ‘livelli’ di misure di contenimento da applicarsi l’ uno, nei ter ritori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus; l’altro, sull’ intero territorio nazionale».

Tuttavia, come sappiamo, il presidente del Consiglio, in conferenza stampa su Facebook, disse che l’Italia intera una zona rossa.

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