Il selfie ai funerali, le critiche e la risposta di Matteo Salvini

Se non fosse stato per il selfie richiesto a Matteo Salvini da una cittadina ai funerali di Stato per le vittime del crollo del Ponte Morandi, la sinistra avrebbe avuto non poche difficoltà a spostare l’attenzione dai fischi e dagli insulti subiti (e dagli applausi per il governo).

È accaduto alla fine delle esequie. Il vicepremier, mentre stava uscendo dal padiglione, è stato fermato da una ragazza, con uno smartphone in mano, per scattarsi una foto. Salvini ha accettato ma non ha sorriso. Il leghista, tra l’altro, si era soffermato con tanta altra gente.

A condividere la foto su Facebook, oltre ad Alessia Morani del Partito Democratico (che, anziché preoccuparsi del dissenso dimostrato dalla gente con sonori fischi e insulti all’indirizzo del segretario Maurizio Martina), è stato anche Francesco Di Gesù, rapper e cantautore italiano, a cui ha replicato Salvini: “C’è un rapper cretino che fa polemica perché dice che con alcune persone ho fatto una foto quando ero a Genova. È l’estate, questa, in cui l’opposizione la fanno i rapper e i cantanti. Sono orgoglioso di tutti gli abbracci che ho ricevuto anche oggi a Genova e a questi poveretti non rispondo neanche“.

Infine, a quanti sostengono che i presenti ai funerali di Stato abbiano sbagliato ad esprimere le proprie emozioni, è giusto ricordare che non è la prima volta che accade. Un esempio avvenne nel 1992, a Palermo, durante i funerali delle vittime delle strage di Capaci. I siciliani che si trovavano fuori dalla Cattedrale inveirono duramente contro il Presidente della Repubblica di allora, Oscar Luigi Scalfaro, e il capo della Polizia, Vincenzo Parisi. Anzi, si rischiò pure il contatto fisico. Insomma, la storia insegna che ieri non è stata la prima volta in cui la gente ha dimostrato il proprio sentimento (positivo e negativo) contro le istituzioni e le politiche.