Imprenditore suicida a Napoli: “Aveva paura di non farcela”

Antonio Nogara aveva 58 anni, durante il lockdown ha chiamato ogni giorno i suoi dipendenti.

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Antonio Nogara insieme alla sua famiglia

Il suo corpo esanime è stato trovato in ufficio, dove non è potuto andare per troppo tempo, il motivo per cui l’angoscia è stata più forte della speranza di risollevarsi dopo la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria. L’imprenditore suicida ha lasciato due lettere, una per la moglie e una per la figlia.

La vita di Antonio Nogara, 58 anni, è stata spezzata in un attimo, anche se il suo disagio durava da settimane. La paura di non farcela, il senso di responsabilità verso i propri dipendenti lo hanno schiacciato.

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Prima dello tsunami provocato dal Coronavirus, l’impresa di famiglia non era in difficoltà, era solida. Poi la chiusura da un giorno all’altro, per troppo tempo; e Antonio si è ritrovato davanti a un baratro. Probabilmente sarebbe riuscito a risollevarsi, con la determinazione che lo ha sempre contraddistinto, ma lui non vedeva vie d’uscita.

Un uomo sensibile, con un occhio sempre rivolto al prossimo, a chi faceva parte della sua vita: la famiglia, i lavoratori della sua azienda. In passato aveva sofferto di depressione, un nemico invisibile anche lui, come il Covid-19 che ha fatto vacillare tutto il Paese.

Aveva combattuto e ne era uscito, ma la cicatrice non si rimargina mai e le sensazioni provocate dal lockdown hanno preso il sopravvento. Il dolore era troppo forte e Antonio non ha trovato la forza di lottare un’altra volta.

L’imprenditore suicida aveva un destino comune a molti italiani in questo momento. Il pensiero costante a chi lavorava con e per lui, le continue richieste di informazioni sui tempi della cassa integrazione, le telefonate a ognuno dei dipendenti per offrire un aiuto, mettendosi nei loro panni.

Il suo gesto non è stato frutto del mero egoismo. Si dedicava ogni giorno all’attività di famiglia, messa in piedi dal padre. Di momenti difficili ne ha affrontati, ma sapeva che qualcosa sarebbe mutato. La credibilità e l’affidabilità costruite con sacrificio aveva timore che non sarebbero più tornate.

Mai saltato un pagamento, ai collaboratori non faceva mancare nulla, e ora non sapeva più quando tutto questo sarebbe stato di nuovo possibile. E poi la paura che nessuno si sarebbe più rivolto a lui dopo la chiusura forzata. Un gesto definitivo, che in un attimo ha spento la luce che illuminava la vita di chi gli voleva bene.

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