“Lei è ipocondriaca”, ma ha un tumore. Il medico dovrà risarcirla

Il medico le aveva detto che era ipocondriaca. Oggi lotta contro un tumore che se diagnosticato in tempo probabilmente sarebbe guarito del tutto. Perché di tumore alla tiroide si guarisce.

Questa triste storia è accaduta ad una donna di Livorno. Tutto è iniziato nel 1993. Un giorno questa impiegata che allora aveva 25 anni, autopalpandosi aveva notato un rigonfiamento sul collo ed era ricorsa al medico di famiglia.

Mi diceva che era una ghiandolina ‘normale’, di quelle che abbiamo tutti – ha raccontato a “Il Tirreno” – e che non c’era motivo di preoccuparsi. Io tornavo da lui in ambulatorio ogni mese perché ero in ansia. Lui disse che non era niente. E aggiunse che essendo io molto magra, era normale che le ghiandole si notassero di più”.

Passano gli anni e quella pallina diventa sempre più grande, ma il medico continua a dirle che non è niente, che è solo ipocondriaca (perchè stressata dalla fine di una relazione) e ovviamente non le prescrive alcun esame.

La svolta arriva 4 anni dopo quando è un amico veterinario a convincerla a fare una ecografia. Con l’esame arriva la sentenza: carcinoma midollare della tiroide.

Sono venti anni che l’impiegata livornese lotta contro un tumore che poteva essere debellato se diagnosticato in tempo. Nel suo caso le metastasi sono arrivate fino al fegato e lei passa le giornate fra ospedali, analisi e operazioni. Nel frattempo ha deciso con il compagno di avere una figlia il cui amore le dà la forza di vivere e combattere.

Con il medico di famiglia ha smesso di parlare e gli ha fatto causa. Dopo 18 anni di battaglie legali, il dottore è stato condannato ad un risarcimento pari a 50mila euro perché, come si legge nella sentenza, a lui “è imputabile, quale medico curante della signora all’epoca dei fatti, la carenza di esami strumentali di laboratorio e la sottovalutazione diagnostica dell’anomalia patologica”.

L’anticipazione diagnostica – continua la sentenza – avrebbe consentito di identificare la neoplasia in una fase di minore estensione producendo maggiori possibilità di remissione di malattia e minore probabilità di recidiva”.