Ippolito (Spallanzani): “Il coronavirus non è morto”

Il parere del direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, intervistato dal Corriere della Sera.

Giuseppe Ippolito
Giuseppe Ippolito

I focolai di coronavirus «dimostrano che il virus non è morto. Sono la spia che circola, anche se meno, e poiché circola dobbiamo applicare le banali misure di prevenzione che dovrebbero essere entrate nelle nostre consuetudini. Indossare la mascherina, rispettare le distanze e curare l’igiene delle mani. Bastano queste semplici precauzioni per rendere difficile la vita al virus. I focolai sono la prova che gli basta un niente per avvantaggiarsi».

Così Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, intervistato dal Corriere della Sera. L’esperto ha poi osservato che «le mascherine sono cadute in disuso, vedo e mi raccontano che sono troppo spesso dimenticate, come se non servissero più. Invece restano fondamentali. Credo che la gente abbia perso fiducia nella scienza. Finché la comunicazione era univoca, ‘il virus c’è e fa male, punto’ i cittadini hanno seguito le raccomandazioni».

Foto di Juraj Varga da Pixabay

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Invece, «quando sono cominciate le divisioni e la confusione può aver creato un rilassamento nei comportamenti che invece sono fondamentali per tenere a bada il virus. Per affrontare un’epidemia di questa portata servono molteplici competenze che vanno ben oltre la virologia propriamente detta. Prima di tutto la sanità pubblica, poi l’infettivologia, l’organizzazione sanitaria, epidemiologia, sociologia, economia».

C’è il rischio che si possa tornare a una situazione di emergenza? «Speriamo di no, molto dipende da noi. In Italia esiste un sistema di tracciamento molto efficace in tutte le Regioni, indistintamente, di destra e sinistra, che stanno facendo un grande sforzo. Quando gli interventi sono tempestivi e i contatti dei soggetti positivi possono essere individuati e isolati, il focolaio non si propaga e il cerchio dei contagi viene chiuso. Però anche i singoli cittadini devono fare la loro parte».

Infine, sull’ipotesi seconda ondata, Ippolito ha detto: «Non rispondo né sì né no. II virus non è morto, è contagioso come prima e può riprendersi. Più circola, più aumenta il rischio di avere vittime. Oggi il numero di casi gravi è stato abbattuto e dobbiamo far sì che resti più basso possibile tenendo a bada i focolai interni e stando molto attenti a non importare casi dai Paesi dove il sistema di tracciamento non è affidabile come il nostro».

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