La Cassazione toglie definitivamente la figlia ai ‘genitori – nonni’

(di Gianpiero Robbi). La Corte di Cassazione ha confermato l’adottabilità della bambina nata nel 2010 da Luigi e Gabriella Deambrosis che allora avevano 69 e 57 anni.

Si tratta di una vicenda surreale e triste che dimostra quanto gli assistenti sociali abbiano un potere superiore perfino ai diritti fondamentali dell’uomo

Sì, perché la piccola non è stata tolta ai propri genitori naturali perché troppo in là con gli anni – in quanto la Costituzione non pone di certo limiti all’età per avere e mantenere un figlio – ma in seguito a una denuncia di abbandono che è risultata infondata.

La bambina, infatti, fu allontanata dalla famiglia a pochi giorni dalla nascita dopo una segnalazione di alcuni vicini di casa, a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, dopo che era stata vista piangere in auto senza alcuna supervisione.

In realtà, la bimba è stata lasciata sul seggiolino per appena 7 minuti, mentre il padre stava preparando a casa il biberon. Un’accusa che si è rivelata infondata in tutti e tre i gradi di giudizio

Tuttavia, nonostante l’errore, ormai la frittata era stata fatta: “l’abbandono fa ormai parte della storia” della bambina, “anche senza che la coppia ne abbia colpa“.

In pratica, è stato un errore togliere la bambina ai suoi genitori naturali ma, visto che sono passati troppi anni, sarebbe traumatico per la piccola essere sottratta alla famiglia in cui vive adesso

La Cassazione, a tal proposito, nelle sue motivazioni, ritiene la coppia “incapace di comprenderne i bisogni emotivi affettivi e pratici“.

Quindi, Luigi e Gabriella non potranno più vedere la propria bambina.

Si tratta di un caso ingiustificato e aberrante di allontanamento di minore, fondato su un errore riconosciuto.

E si tratta altresì di un pericoloso precedente: un minore può essere tolto alla propria famiglia d’origine anche in presenza di un sospetto – in questo caso la segnalazione di una vicina di casa, magari con pregiudizi nei confronti di una coppia anziana con un neonato – senza uno straccio di prova e soprattutto di processo.

Eppure, come previsto dalla Costituzione Italiana, la presunzione di innocenza è un caposaldo dello Stato di diritto. Nessuno, infatti, dovrebbe essere dichiarato colpevole se non dopo una sentenza di condanna che sia passata in giudicato.

A Luigi e Gabriella Deambrosis, però, non è stato garantito questo diritto fondamentale e dovranno passare il resto della loro vita con un dolore incolmabile. Una vergogna inaudita.

GIANPIERO ROBBI