La Cina ha mentito sul Covid-19? La scoperta di una ricerca di Harvard

A chiarire sulle tempistiche di diffusione del Coronavirus in Cina il numero di persone in prossimità degli ospedali da fine agosto a dicembre.

Gli Stati Uniti accusano un ritardo da parte della Cina nella diffusione delle informazioni utili che avrebbero impedito un contagio a livello mondiale. Secondo l’Università di Harvard, a fare chiarezza sono le immagini del traffico satellitare a Wuhan. Si ritiene che il Covid-19 sia apparso per la prima volta a novembre dello scorso anno. Le autorità, invece, parlano di casi di polmonite dalle cause sconosciute all’OMS a dicembre.

«È chiaro come ci fosse un traffico satellitare in aree significative prima del periodo che è stato identificato come l’inizio della nuova pandemia di Coronavirus»: ha dichiarato John Brownstein, responsabile del team che ha condotto la ricerca statunitense, che ancora deve essere sottoposta a una revisione.

John Brownstein
John Brownstein

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I dati di cinque ospedali di Wuhan relativi a fine estate e autunno 2020 sono stati confrontati con quelli che si rifanno allo stesso periodo dell’anno precedente. A ottobre 2018 la struttura sanitaria di Tianyou registrava 171 auto parcheggiate, contro le 285 dell’anno che si è appena concluso: un incremento del 67%.

Inoltre, pare ci sia stato un aumento delle ricerche online di parole associate ai sintomi del Covid sul motore di ricerca cinese Baidu. «Sono necessari ancora molti riscontri per avere un quadro preciso. Questo è solo un punto di partenza»: ha affermato Brownstein.

Di contro, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha respinto ogni tipo di accusa: «Penso che sia ridicolo, incredibilmente ridicolo, giungere a questa conclusione sulla base di osservazioni superficiali come il volume del traffico satellitare a Wuhan», ha detto.

Gli eventi precisi attorno alla sequenza temporale del Covid non sono ancora chiari, dopo oltre sei mesi. Tanti sono i fatti che non tornano e adesso c’è un nuovo elemento da prendere in considerazione. Solo ulteriori ricerche, sia sugli animali che sull’uomo, forse potranno finalmente darci risposte certe e fare in modo che – se ci sono – le responsabilità vengano attribuite correttamente.

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