Lavare i piatti a mano è sbagliato

Josephine Cochrane ha tutta la stima di noi donne. Per noi dovrebbe addirittura diventare Santa. Fu lei, nel lontanissimo 1886, a brevettare la prima lavastoviglie.

E se è vero che questo elettrodomestico ha conquistato i nostri cuori perché ci ha sollevate dalla antipatica incombenza della pulizia di piatti e company, da oggi abbiamo un motivo in più per preferirlo al lavaggio a mano. Quest’ultimo, infatti, non eliminerebbe i batteri presenti nei residui di cibo perché la temperatura dell’acqua non supera i 60 gradi. Davvero pochini per dinfettare. A confermarlo è un articolo pubblicato su Consumer Reports.

Ma non è tutto. Le spugne utilizzate, che sono fra gli oggetti più sporchi che abbiamo in casa, non fanno altro che alimentare la presenza di germi sulle stoviglie. Meglio, dunque, la lavastoviglie dotata di particolari rastrelliere progettate proprio per eliminare i batteri.

Demonizzata per molto tempo perché ritenuta poco ecosostenibile, oggi permette di rispettare l’ambiente molto più degli antichi metodi della nonna. Soprattutto gli elettrodomestici di ultima generazione consumano meno acqua del lavaggio a mano (7 litri per ciclo contro i circa 60 del lavaggio a mano di piatti e stoviglie sporcati da una famiglia di quattro persone).

E poi sono sufficienti dei piccoli accorgimenti per risparmiare energia elettrica. Evitare il prelavaggio (basta rimuovere i residui di cibo con una spazzola morbida), lavare a pieno carico, pulire regolarmente il filtro, usare cicli rapidi ed economici, e non usare la funzione asciugatura (è sufficiente aprire lo sportello della lavastoviglie a fine lavaggio).

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