Legge contro l’omotransfobia: cosa dice e perché fa discutere

Un terreno di scontro che vede, da un lato, la destra e la Cei, dall’altro la sinistra.

gay pride

La legge contro l’omotransfobia e la misoginia in Italia, che potrebbe essere introdotta a breve, sta creando non poche polemiche. Da un lato, c’è la destra e la Chiesa cattolica, in particolare la Cei – la Conferenza episcopale italiana – e, dall’altro, il centrosinistra con le associazioni Lgbt.

Nessuna concessione di nuovi diritti civili, ma l’estensione a manifestazioni di odio fondate su omofobia o transfobia di alcuni reati, già previsti dal codice e collegati alla discriminazione razziale o religiosa.

Chi si oppone pensa che la legge costituisca un «reato d’opinione». «Affermare che l’unico matrimonio esistente è quello tra uomo e donna diventerà reato»: dice la destra. Ma a questa presa di posizione rispondono gli innumerevoli atti di violenza per motivi legati al genere o all’orientamento sessuale. Ecco perché, di contro, la Chiesa viene accusata di «oscurantismo» da parte della Chiesa.

Alessandro Zan
Alessandro Zan, foto profilo Facebook

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Domani, martedì 30 giugno, il disegno di legge contro l’omotransfobia potrebbe essere adottato dalla Commissione Giustizia della Camera, prima di passare all’esame dell’Aula. In questo modo sarà possibile intervenire sui reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa (attualmente previsti agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale).

Nello specifico, l’istigazione a delinquere e gli atti di violenza (non la propaganda, invece) si estenderebbero alle manifestazioni d’odio fondate su omofobia o transfobia. Così i reati provocati da «stigma sessuale, in particolar modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali» verrebbero puniti con la reclusione fino a quattro anni.

«Non serve una nuova legge, esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio»: è l’opinione della Cei. E ancora: «Un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide». «In Italia esiste un serio problema di razzismo e discriminazione verso le persone omosessuali e transessuali»: risponde Alessandro Zan del Pd, relatore del disegno di legge in questione.

«Affermare che ‘esistono già adeguati presidi’ per contrastare questo fenomeno significa non voler prendere atto di una dura realtà di discriminazione nei confronti della quale noi sentiamo la responsabilità politica ed etica di intervenire»: dice invece Francesca Businarolo, presidente della Commissione Giustizia alla Camera.

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