“Liliana Resinovich non si è suicidata ma è stata uccisa”

Ne è convinto il fratello della vittima.

Liliana Resinovich
Liliana Resinovich

La mattina del 14 dicembre, caricata la lavatrice, fatta la colazione e assunti gli integratori, Liliana Resinovich sarebbe stata “intercettata, accompagnata o comunque sorpresa da una visita da parte di qualcuno che la ben conosceva. Da qui si sarebbe sviluppata un’accesa discussione, Liliana sarebbe stata percossa e strattonata” e forse avrebbe subito un’occlusione delle vie respiratorie, magari con una sciarpa, un cappello o un giubbotto, “che ha determinato uno scompenso cardiaco”.

Ne sono convinti l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Sergio Resinovich e Gabriella Marano, psicologa consulente della stessa parte che parlano di uno o più aggressori.

Liliana Resinovich è la donna scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021 e il cui corpo è stato ritrovato il 5 gennaio successivo in un boschetto a meno di un chilometro da casa. Aveva 63 anni. Era vestita, con il corpo in due sacchetti della spazzatura e, intorno al capo, due buste di plastica come quelle usate nei negozi di alimentari.

Secondo i periti della Procura, Liliana Resinovich si è suicidata perché non sono stati riscontrati “segni di asfissia meccanica violenta (strozzamento, strangolamento) e compessivamente “non emerge alcunché che concretamente supporti l’intervento di mano altrui nel determinismo del decesso”, si legge nella relazione.

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