L’infarto si può prevedere. Ecco come ridurre i rischi e tenerlo lontano

Esiste un ormone capace di capire se si è a rischio infarto: una sorta di “sentinella” che assolve alle funzioni di un termometro in grado di rivelare quali siano i soggetti a rischio. Viene chiamato Bnp (Brain natriuretic peptide), prodotto dalle cellule cardiache, che indica la presenza di malattia aterosclerotica delle arterie coronariche: tanto maggiore è il suo livello, tanto maggiore è il rischio di cardiopatia ischemica.

L’interessante scoperta è di gruppo tutto italiano, coordinato dal cardiologo Alberto Palazzuoli, del dipartimento di Medicina interna e malattie metaboliche, diretto dal professor Ranuccio Nuti, in collaborazione con l’Emodinamica e la cardiologia ospedaliera del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale “American Journal of Cardiology”.

Abbiamo valutato i livelli di Bnp in pazienti con cardiopatia ischemica – spiega Palazzuoli – e abbiamo rilevato che i soggetti che hanno una malattia aterosclerotica dei 3 principali vasi coronarici hanno livelli dell’ormone maggiori rispetto a coloro che sono affetti dalla stessa patologia su uno o due vasi. Inoltre i livelli crescono se la malattia interessa il vaso più importante, cioè l’arteria interventricolare anteriore” . In poche parole, l’ormone si rivela un aiuto molto importante per il medico, non solo per valutare quanto il paziente è a rischio, ma anche per impostare la risposta terapeutica e l’intensità del trattamento, nonché per stabilire il rischio di eventi sfavorevoli.

Lo studio è stato effettuato su 88 soggetti divisi in tre gruppi comprendenti le tre varianti cliniche della cardiopatia ischemica: angina stabile, cioè quella in cui il tipico dolore al petto irradiato alla parte inferiore del collo e al braccio sinistro avviene durante uno sforzo, angina instabile, che si manifesta con dolore a riposo o per sforzi minimi e infarto del miocardio, in cui la sintomatologia è protratta e associata a morte cellulare“.

La produzione dell’’ormone rappresenta dunque una difesa da parte del cuore contro il danno ischemico prodotto dalla aterosclerosi e costituisce quindi un marker importante per valutarne la diffusione.

Fonte Il Giornale.it