‘L’infinito’ di Giacomo Leopardi compie 200 anni

Oggi si celebra il compleanno di questa poesia in ogni parte d’Italia.

Duecento anni e non sentirli. Sono quelli che oggi compie ‘L’infinito’ di Giacomo Leopardi. Era, infatti, il 28 maggio del 1819 quando il poeta di Recanati completò la stesura di quella che è una delle sue poesie più famose.

E proprio per celebrare questo importante compleanno, il MIUR tempo fa ha lanciato l’hashtag #200infinito e un progetto per gli studenti (e non solo per loro). Si tratta di un vero e proprio flash mob che per l’intera giornata di oggi coinvolgerà chiunque abbia voglia di condividere il proprio amore per il poeta.

Tantissime scolaresche sparse su tutto il territorio italiano, infatti, si sono dati appuntamento nelle principali piazze del Belpaese per recitare i versi, appunto, de ‘L’infinito’.

Centro nevralgico dei festeggiamenti (e non poteva essere diversamente) è Recanati, cittadina marchigiana che diede i natali al poeta. Qui oggi sono stati premiati gli studenti vincitori del concorso dedicato al bicentenario che hanno recitato la poesia con il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti e l’erede Olimpia Leopardi.

Per tutti gli altri, invece, ci sarà la possibilità di prendere parte all’evento riprendendosi mentre si leggono i versi leopardiani e condividendo sui social il video nserendo l’hashtag #200infinito e la menzione delle pagine ufficiali @miursocial e @casaleopardirecanati.

Leopardi – ha scritto su facebook il Ministro Bussetti – è stato un genio. Nelle sue opere ha espresso e indagato le domande e le questioni centrali per ogni uomo. I suoi testi sono universali, superano secoli e confini geografici. Continuano a parlarci ancora oggi, a duecento anni di distanza. Noi abbiamo il dovere di testimoniare la modernità e l’importanza del suo pensiero e della sua produzione”.

Ecco il testo de ‘Linfinito’ di Giacomo Leopardi.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

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