L’Unione Europea ci sta prendendo in giro. Perché dobbiamo farne ancora parte?

Ricapitoliamo.

Tre giorni fa il Governo Gentiloni ha deciso (finalmente) di alzare la voce contro l’Unione Europea perché Roma si sente abbandonata a se stessa nell’affrontare quella che non dobbiamo più chiamare emergenza migranti ma esodo.

Secondo i dati diffusi a Ginevra dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), infatti, sono oltre 100mila i migranti che hanno attraversato il Mediterraneo dall’inizio del 2017 per arrivare in Europa, di cui ben 85mila sono sbarcati in Italia. Gli altri in Grecia (9.300), Spagna (6.500) e Cipro (270).

L’Italia, quindi, messa alle strette, ha chiesto all’Unione Europea di non voltarsi dall’altra parte, al costo anche di bloccare l’approdo alle navi ONG straniere che effettuano salvataggi di migranti davanti alla Libia (confermando, di fatto, le tesi del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, appena due mesi fa messo alla gogna).

Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di solito pacato (a volte troppo), ha parlato di “situazione ingestibile anche per un Paese grande e aperto come il nostro“.

E la prima risposta dell’Unione Europea – in quanto Istituzione – è stata: “Non lasceremo sole Italia e Grecia. Dobbiamo compiere ogni sforzo per aiutare queste nazioni che sono eroiche nell’accoglienza dei rifugiati“.

Parole pronunciate da Jean-Claude Juncker durante il vertice preparatorio del G20, che si è svolto pochi giorni fa a Berlino.

Parole, solite parole, possiamo dire.

Sì, perché il neoeletto presidente della Francia, Emmanuel Macron, lodato (!) dal centrosinistra italiano, ha già fatto sapere che non aprirà nessun porto agli sbarchi dei migranti. E lo stesso vale per la Spagna.

Che dire, poi, dell’atteggiamento dell’Austria che ha deciso di piazzare quattro mezzi corazzati Pandur al Brennero per rafforzare così il controllo alle frontiere sull’immigrazione.

E non finisce qui, perché oggi, martedì 4 luglio, al Parlamento dell’Unione Europea, c’è stata l’ennesima prova del menefreghismo dei Paesi membri.

Sì, perché la stragrande maggioranza degli europarlamentari ha preferito non partecipare alla seduta plenaria durante la quale, oltre a commentare i risultati della presidenza maltese, si sarebbe dovuto affrontare anche il tema della crisi migratoria.

Assenteismo che non è piaciuto affatto al presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, arrivando perfino a definire “ridicoli” i parlamentari europei.

https://www.youtube.com/watch?v=2X09KX2aZHQ

Parole sante che, però, non sono state gradite all’italiano Antonio Tajani, presidente del Parlamento UE: “Moderi i termini, signor presidente, può criticare il Parlamento, ma le ricordo che non è la Commissione a controllare il Parlamento, ma il contrario“.

Tensione tra le due istituzioni che hanno costretto Juncker a dire: “Se ci fossero stati la Merkel o Macron al posto del premier maltese, l’aula sarebbe stata piena. Non parteciperò più a riunioni di questo tipo“.

A proposito di Malta, uno degli Stati più piccoli del mondo, le parole del presidente Joseph Muscat sono state davvero taglienti: “Voglio essere chiaro: non si può andare avanti sempre così. In assenza di vera solidarietà da parte degli altri Stati membri non si potranno, poi, incolpare i Paesi che decidono di tutelare gli interessi nazionali“.

Dovremmo vergognarci tutti – ha aggiunto Muscat – Paesi come l’Italia hanno visto centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini raggiungere le sue coste“.

In conclusione, non bisogna nascondere il fatto che l’Unione Europea, sul tema dei migranti, è un colossale fallimento, causato dall’egoismo e dall’assenza di solidarietà.

Gli italiani hanno ormai la sensazione di essere presi quotidianamente in giro e s’interrogano sulla necessità di far parte di un’Unione che, negli ultimi anni, ha portato solo guai: dall’introduzione della moneta unica che ha determinato la crisi dei prezzi alla pessima gestione del flusso dei migranti.

Come dargli torto?