Madre di 38 anni ha rapporti con il fidanzato 14enne della figlia

tina

Una donna è stata accusata di avere avuto rapporti con un minore, il fidanzato della figlia adolescente.

Jamie Tice, 38 anni, madre di sei figli, originaria del Tennessee, Stati Uniti d’America, è stata incriminata nel novembre 2017 dopo che un amico ha rivelato che la donna aveva raccontato di avere una relazione con un ragazzo di 15 anni.

La scorsa settimana, come raccontato dal Daily Mail, c’è stato il processo: una giuria di sei uomini e sei donne hanno ascoltato la testimonianza del minorenne, che oggi ha 17 anni, e di Jamie Tice.

Entrambi hanno affermato che la relazione è cominciata nel dicembre 2016, quando il ragazzo aveva 14 anni, ed è continuata fino all’ottobre 2017. La vittima ha stimato che i due abbiano avuto 40 – 50 incontri mentre la donna ha ammesso di essere stata a letto con il ragazzo 20 volte.

La donna ha raccontato che, dopo le prime due volte, il minore era un partecipante disponibile ma l’età del consenso è di 18 anni nel Tennessee e lei lo sapeva“, ha detto il procuratore distrettuale.

La donna ha raccontato di essere stata costretta dal ragazzo ad avere rapporti, altrimenti avrebbe detto quanto successo al marito e alla famiglia. Il minore, però, ha testimoniato che la relazione era consensuale.

L’avvocato della contea di Sumner, Ron Blanton, ha dichiarato: “È un caso insolito in cui una donna ha avuto rapporti con il fidanzato della figlia. Aveva 14 anni quando tutto ha avuto inizio. L’atto in sé non è insolito ma il fatto che lei sapeva che sua figlia uscita con quel tipo“.

La figlia della donna ha affermato che lei e il ragazzo hanno frequentato la stessa scuola ed erano usciti insieme per circa un anno e mezzo dall’inizio dell’agosto del 2016. Ha sostenuto che spesso il ragazzo era invitato a casa e che hanno anche frequentato insieme il gruppo giovanile della chiesa.

I giurati hanno giudicato Jamie Tice colpevole di due capi di violenza da parte di una figura autoritaria e di tre conteggi di violenza statutaria aggravata. La sentenza dovrebbe arrivare il prossimo 22 marzo.

La violenza statutaria da parte di una figura autoritaria comporta una pena detentiva da otto a dodici anni, mentre la violenza statutaria aggravata comporta una condanna da due a quattro anni.