Mal: “Furia mi ha rovinato la carriera”

Furia a cavallo del West che beve solo caffè per mantenere il suo pelo il più nero che c’è…”.

La stavate canticchiando, vero? Chi è stato bambino negli anni Settanta la ama ancora oggi e l’ha insegnata ai propri figli. Fu un successo incredibile: un milione e seicentomila copie vendute in pochi giorni.

A noi, ex bambini degli anni Settanta, viene il magone quando la riascoltiamo perché ci ricorda la spensieratezza dell’infanzia. E viene un nodo alla gola anche al suo interprete Mal, all’anagrafe Paul Bradley Couling, ma per un motivo ben diverso.

Furia mi ha un po’ rovinato la carriera” ha raccontato al settimanale ‘Vero’.

Nel 1975 – ha spiegato l’artista gallese che a fine febbraio spegnerà 74 candeline – avevo una canzone per Sanremo, bellissima. In attesa del Festival la mia casa discografica di allora mi propose di cantare ‘Furia’ per una serie televisiva, dicendomi che comunque il telefilm avrebbe avuto poco successo. Accettai. Seguirono mesi incredibili, dovettero bloccare tutte le fabbriche di dischi presenti in Italia per stampare solo ‘Furia’. Il discografico, a quel punto, vedendo il risultato strepitoso ottenuto dal disco, non mi fece più partecipare a Sanremo, affidando ad altri la mia canzone. Che poi vinse il Festival”.

La canzone era la splendida ‘Bella da morire’ che nel 1977 fece salire sul podio di Sanremo il gruppo degli ‘Homo Sapiens’. Mal, invece, in quel periodo diventava ufficialmente un ‘cantante per bambini’. Etichetta che riuscirà a scrollarsi di dosso con molta fatica.

Oggi, invece, esce una raccolta dei suoi successi. A dispetto di chi lo ricorda solo come il cantante di ‘Furia’.
È un lavoro a cui tengo molto – ha dichiarato – e si chiama ‘La donna che c’è in te’. Contiene anche un inedito con lo stesso titolo dell’album. È un inno a tutti questi anni meravigliosi, e raccoglie i miei più grandi successi, da ‘Parlami d’amore Mariù’, ‘Pensiero d’amore’ a ‘Occhi neri occhi neri’. Amo stare sul palco e continuo a fare concerti, mi piace girare l’Italia nonostante non sia più un ragazzino”.