Il maniaco dell’ascensore chiede aiuto: “Curatemi!”

“Per favore, curatemi”. È il disperato appello di Edgar Bianchi, il cosiddetto “maniaco dell’ascensore” che è tornato a colpire dopo 11 anni.

Pensavo di esserne uscito, di essere guarito – ha dichiarato dopo essersi costituito in Procura a Milano – avevo una vita normale e una fidanzata, volevo sposarmi, ma ci sono ricaduto e voglio essere curato“.

Il 40enne in carcere aveva seguito un percorso psicoterapeutico che sembrava aver avuto successo, ma evidentemente non è stato così. E forse la recidiva poteva essere prevista.

Questo genere di predatori resta pericoloso per tutta la vita – ha dichiarato a caldo la criminologa Roberta Bruzzone in una intervista su Intelligonews – perché i predatori sessuali, soprattutto quelli con matrice sadica (all’epoca della condanna nel 2006, una perizia aveva stabilito che Bianchi era affetto da “narcisismo istrionico con tendenze sadiche”, ndr) hanno una propensione altissima di tornare a colpire, anche a distanza di trent’anni dalla prima condanna”.

E ha anche aggiunto: “Impossibile che l’aggressore sia stato tre anni senza commettere violenze. Sarebbe il caso di indagare“. E difatti il pm Gianluca Prisco e gli investigatori della Squadra mobile di Milano stanno verificando se quella della 13enne sia stata l’unica violenza commessa da Bianchi da quando è stato scarcerato nel 2014 dopo 8 anni di reclusione (nonostante sia stato condannato a 14 anni e 8 mesi).