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Matteo Salvini alla scrittrice Michela Murgia: “Radical chic”. E lei ha risposto così

La scrittrice vincitrice del Premio Campiello ha risposto per le rime al Ministro della Lega.

Tutta colpa di Nicola Porro. Sì, perché se non fosse stato per il suo lungo post sul suo blog quasi sicuramente la querelle Salvini-Murgia non avrebbe riempito web e media (perché non ci sarebbe stata!).

Il vice-direttore de ‘Il Giornale’, infatti, non ha gradito il rifiuto dell’autrice del bestseller “Accabadora” a partecipare alla puntata sui migranti di ‘Quarta Repubblica’ e così si è sfogato sul suo blog dandole della “disonesta, ridicola, che campa grazie ai soldi che Berlusconi le bonifica via casa editrice Einaudi”. Il Ministro Matteo Salvini ha cavalcato l’onda scrivendo sui social “Gli ‘intellettuali’ radical-chic italiani non si smentiscono mai: primi al mondo per spocchia, poi si stupiscono che la gente non li voti più”.

La risposta di Michela Murgia non si è fatta attendere ed è arrivata anch’essa sui social con un lungo post su facebook che lei stessa ha ribattezzato il gioco della “sinossi dei curriculum”. In pratica ha messo a confronto le carriere scolastiche e professionali sue e del Ministro. Ecco cosa alcuni stralci di ciò che ha scritto.

Nel 93 iniziavo a insegnare nelle scuole da precaria. Nel frattempo lei veniva eletto consigliere comunale a Milano e iniziava la carriera di dirigente nella Lega Nord, diventando segretario cittadino e poi segretario provinciale. Chissà se prendeva quanto me, che allora guadagnavo 900 mila lire al mese”. Nel 2000 ho iniziato a lavorare in una centrale termoelettrica. Mi sono licenziata perché ho scelto di testimoniare in tribunale contro il mio datore di lavoro per un grave caso di inquinamento ambientale. Mentre lasciavo per coscienza l’unico lavoro stabile che avessi trovato vicino a casa, lei era segretario provinciale della lega Nord, suppongo sempre pagato dal partito, dato che anche allora non faceva mestieri”.

Nel 2004 ho lasciato la Sardegna per lavorare come cameriera in un albergo con un contratto stagionale a poco più di mille euro. Mentre io da precaria rifacevo letti lei si faceva eleggere al parlamento europeo a 19.000 euro al mese. Nel 2005 ho lavorato un mese e mezzo in un call center vendendo aspirapolveri al telefono ed ero pagata 230 euro lordi al mese più 8 euro per ogni appuntamento che riuscivo a fissare. Durante quella esperienza ho scritto un blog che ha attirato l’attenzione di un editore. Nello stesso periodo lei a Bruxelles bruciava un quarto delle sedute del parlamento ed era già lo zimbello dei parlamentari stranieri. Nel 2006, mentre usciva il mio primo libro, io facevo la portiera notturna in un hotel. Lei invece decadeva da deputato, ma atterrava in piedi come vicesegretario della lega nord e teneva comizi contro i terroni e Roma ladrona. Dal 2007 in poi ho vissuto delle mie parole, della fiducia degli editori e di quella dei lettori e delle lettrici. Negli stessi anni lei ha campato esclusivamente di rappresentanza politica e da dirigente in un partito da dove – tra il 2011 e il 2017 – sono spariti 49 milioni di soldi pubblici senza lasciare traccia”.

E poi la stoccata finale.

Tra noi due è lei quello che non sa di cosa parla quando parla di vita vera, di problemi e di lavoro, dato che passa gran tempo a scaldare la sedia negli studi televisivi, travestirsi da esponente delle forze dell’ordine e far selfie per i social network a dispetto del delicatissimo incarico che ricopre a spese dei contribuenti. Lasci stare il telefonino e si metta finalmente a fare il ministro, invece che l’assaggiatore alle sagre. Io lavoro da quando avevo 14 anni e non mi faccio dare lezioni di realtà da un uomo che è salito su una ruspa in vita sua solo quando ha avuto davanti una telecamera”.

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