Matteo Salvini e la Nutella: cos’è successo tra il leghista e la Ferrero?

A Matteo Salvini la Nutella non piace più.

A Matteo Salvini la Nutella non piace più. Colpa della presenza, nella crema al cioccolato più famosa al mondo, di nocciole turche e non solamente italiane.

Certo, poi il capo della Lega si è corretto in parte, chiedendo alla Ferrero di modificare addirittura la ricetta acquistando più materia prima nostrana. Ma rimane un dato di fatto: la scelta autarchica leghista va paradossalmente contro uno dei pochi importanti baluardi industriali (non solo agroalimentari) ancora saldamente in mano italiana.

Ad andare contro Salvini, così, è stato un po’ tutto l’arco costituzionale: dal viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, al parlamentare di Forza Italia Osvaldo Napoli. Solo il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, pare abbia preso le difese del segretario leghista. Certo, più articolati sono gli agricoltori, che devono fare i conti anche con la difesa delle materie prime nostrane.

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Ettore Prandini di Coldiretti ha sottolineato che «non è tanto dove Ferrero prende le proprie nocciole. Quanto il fatto che nei propri contratti abbia come punto di riferimento le quotazioni di Ankara. Senza contare le condizioni della produzione e sanitarie. Noi vorremmo cambiare questo approccio».

In ogni caso, quello di Salvini è l’ultimo esempio di una politica che sembra “ignorare” la realtà dei fatti. Che è possibile recuperare partendo da una constatazione: in Italia non c’è abbastanza materia prima per Ferrero che, da sola, usa il 32% della produzione mondiale di nocciole.
Turchia e Italia sono le prime aree di approvvigionamento, seguite da Cile, Sudafrica, Australia, Georgia e Serbia.

La stessa Ferrero ha avviato da qualche tempo il “Progetto nocciola Italia“. Un piano ambizioso per creare una filiera tutta locale di coltivazione che arrivi nel 2025 a far crescere del 30% la produzione media di nocciola in guscio (adesso pari a circa 110mila tonnellate), con accordi fra la stessa Ferrero e i coltivatori che si vedrebbero acquistare il 75% della produzione fino al 2037 a prezzi più alti della media di mercato. Ad essere coinvolte nel progetto, fino ad oggi, sono state 7 regioni italiane e 22 aziende agricole.

Nel frattempo Ferrero deve fare i conti con il presente e in particolare con l’Antitrust. Se infatti l’azienda di Alba si mettesse ad acquistare da subito l’intera produzione nazionale di nocciole (così come di altre materie prime), potrebbe essere accusata di una pratica non sostenibile.

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Certo, vale anche la questione dei controlli di qualità sulla materia prima. Ferrero tuttavia pare aver messo le mani avanti acquistando nel 2014 la turca Oltan che le ha permesso di rafforzare il controllo diretto sulla produzione in campo della materia prima.

Ferrero per ora ha preferito non commentare l’uscita di Salvini. D’altra parte non era nemmeno stata scossa dalla vicenda mondiale dell’olio di palma che, anzi, aveva sfruttato a proprio vantaggio.

Per il colosso italiano parlano però i numeri: nel 2018 la sola Ferrero italiana ha dato lavoro a quasi 6.800 persone, gli investimenti produttivi di Ferrero Industriale Italia sono stati di 107 milioni di euro (1,1 miliardi in 10 anni), il fatturato di Ferrero Commerciale Italia ha sfiorato i 1.500 milioni di euro. Il Gruppo in tutto il mondo nel 2018 è arrivato a fatturare 10,7 miliardi e a dare lavoro mediamente a poco meno di 32mila persone.