Medaglia d’onore per il papà di Vasco Rossi: ecco perché

Il cantante di Zocca ha parlato del genitore eroe.

Un mito il figlio che riempe gli stadi. Un mito molto più grande il padre eroe. È in arrivo la speciale Medaglia D’Onore alla memoria del papà di Vasco Rossi, Giovanni Carlo Rossi, internato militare nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale.

L’onorificenza è stata conferita su decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e tra pochi giorni perverrà alla Prefettura di Modena che, poi, ne programmerà la data di consegna, probabilmente attorno al 27 gennaio, la Giornata della Memoria.

Se il Prefetto dovesse acconsentire alla richiesta della famiglia, la cerimonia potrebbe svolgersi presso il Comune di Zocca, cittadina dell’Emilia Romagna dove abita la vedova, Novella Corsi, che qualche mese ha firmato l’istanza per la richiesta dell’onorificenza.

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Le pratiche necessarie sono state pianificate dall’associazione Un ricordo per la pace promotrice dell’iniziativa in collaborazione con il Comune di Zocca.

Giovanni Carlo Rossi era tra i 650mila soldati italiani che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 dissero ‘no’ al nazismo e pagarono sulla propria pelle la fedeltà alla Patria.

È stata la rockstar a raccontare sui social media la storia del padre, morto nel 1979, catturato dai nazisti all’isola d’Elba il 17 settembre del 1973, deportato in Germania, a Dortmund, dove fu costretto a lavorare. L’uomo riuscì a ricongiungersi con i famigliari soltanto nell’ottobre 1945.

Su un post su Facebook Vasco ha scritto: «Mio padre si chiamava Giovanni Carlo Rossi, faceva il camionista. Durante la guerra, dopo l’8 settembre il Carlino Rossi era stato preso prigioniero dai tedeschi all’Isola d’Elba e portato in Germania, a Dortmund, in un campo di lavori forzati, dove si è fatto quasi oltre due anni ed è stato uno di quei seicentomila soldati italiani che non hanno accettato, per evitarlo, di combattere per i tedeschi contro i loro fratelli per la Repubblica sociale italiana».

E ancora: «Quando lo hanno liberato – ha aggiunto – era quasi morto, pesava 37 chili, ed è tornato a casa minato fisicamente. Per quello è morto giovane, credo, perché non ha mai avuto vizi. Mi raccontava che nel campo di concentramento morivano di fatica e non gli davano da mangiare, sopravviveva con delle bucce di patate. Aveva scritto un diario, che mia madre ricopiava, nel quale raccontava delle scene pazzesche a cui aveva assistito. Gli amici pestati a sangue e morti davanti ai suoi occhi. E dopo aver visto questo, tutta la vita gli è sembrata una passeggiata».

Insomma, Vasco Rossi ha vissuto la sua giornata di orgoglio, che ha reso felice i suoi fan.

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