Medico in pensione contro il Coronavirus: “A Bergamo serve una mano”

Severo Severi ha raggiunto l’ospedale lombardo insieme a un giovane collega.

Severo Severi, il medico in pensione contro il Coronavirus
Severo Severi, il medico in pensione contro il Coronavirus

Tutti in prima linea per aiutare il personale sanitario al collasso. Anche Severo Severi, un medico in pensione che contro il Coronavirus sfodera il camice, quello che aveva conservato nell’armadio dopo tanti anni di servizio.

Ha scelto Bergamo, una delle città più colpite dal Covid-19. Vuole aiutare i colleghi a combattere una battaglia con un nemico subdolo e invisibile. Vuole fare quello che è in suo potere e non voltarsi dall’altra parte.

La storia è stata raccontata da La Nazione.

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72 anni, era medico di base a Braccagni, prima di andare in pensione e dedicarsi alla Croce Rossa. Ma l’emergenza sanitaria in Lombardia gli ha fatto rivedere le sue priorità e ha deciso di partire, di andare nella zona maggiormente colpita d’Italia.

«Per mia moglie e mia figlia sono un disgraziato, adesso però si sono addolcite»: ha dichiarato. L’idea è nata 20 giorni fa, quando ha dato la propria disponibilità per trasferire pazienti no-covid.
Poi la decisione definitiva: «Sabato ci hanno chiesto la disponibilità per andare a integrare il personale sanitario, medici e infermieri, a Bergamo. Non ci ho pensato due volte, ho subito dato la mia adesione. Domenica alle 23.30 ci hanno chiesto di partire».

Coronavirus stop

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È andato insieme a Enrico Rustici, medico trentenne, anche lui di Braccagni. Il giorno del suo arrivo Severo Severi, il medico in pensione contro il Coronavirus, ha seguito i corsi per il funzionamento dei respiratori.

In un primo momento è stato assegnato al reparto di medicina per i pazienti affetti da Coronavirus, adesso è di supporto al carcere di Bergamo, con più di 600 detenuti. «In carcere non ci sono casi positivi, il rischio è rappresentato da chi come noi viene da fuori»: racconta.

Mi sentivo più sicuro in ospedale, perché in reparto l’attenzione verso il virus ed eventuali contagi è più alta»: conclude.Il suo pensiero va alla moglie, che lo aspetta a casa ed è preoccupata che possa contrarre il Coronavirus. Non sa per quanto tempo darà la propria disponibilità, ma – a prescindere – dobbiamo dirgli grazie per quello che sta facendo per il nostro Paese.

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