Messina, l’ultimo post di Lorena Quaranta: “Amate la vita e il vostro Paese”

Avrebbe aiutato in prima linea insieme ai suoi colleghi, se qualcuno non avesse deciso per lei.

Lorena Quaranta
Lorena Quaranta

Era nata per un solo mestiere, Lorena Quaranta, che era più una missione. Soprattutto in un momento come questo, in cui il personale sanitario lotta tutti i giorni contro un nemico invisibile: il Coronavirus.

«Bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita»: scriveva su Facebook la 27enne, prima che il fidanzato infermiere la strangolasse nella sua casa di Furci Siculo ieri mattina, il 31 marzo.
Da futuro medico, si sentiva vicina al proprio Paese. Voleva fare la pediatra, le mancavano pochi esami prima di potere realizzare il suo sogno.

Lorena Quaranta e Antonio De Pace
Lorena Quaranta e Antonio De Pace, il suo assassino

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«Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita. Abbiate rispetto di voi stessi, delle vostre famiglie e del vostro Paese. E ricordatevi di coloro che sono quotidianamente in Corsia per curare i nostri malati»: questo l’appello di una ragazza morta troppo giovane.

E ancora: «Rimaniamo uniti, ognuno nella propria casa. Evitiamo che il prossimo malato possa essere un nostro caro o noi stessi». Proprio in quella corsia di cui parla ha conosciuto il suo assassino, il fidanzato Antonio De Pace.

Originario di Vibo Valentia, infermiere per il progetto UTI, aveva chiesto a Lorena di trasferirsi a Furci Siculo, l’area che gli era stata assegnata nel progetto, e lei, che divideva casa con un’amica a Messina, aveva detto di sì.

Ed è proprio quello che sarebbe dovuto essere il loro rifugio che si è trasformato nel luogo del delitto più meschino. Un appartamento poco distante dal centro antiviolenza Al tuo fianco. Secondo le testimonianze di chi li conosceva, nulla avrebbe potuto lasciare presagire un epilogo simile. Lorena Quaranta e Antonio De Pace erano il ritratto della coppia felice.

Due persone responsabili e dedite ad aiutare gli altri: infermiere, al primo anno di odontoiatria, lui; laureanda in medicina e futura pediatra lei. Adesso Antonio, però, è responsabile dell’omicidio di Lorena.

È in stato di fermo, ed è attesa per domani (2 aprile) la convalida del provvedimento da parte del Gip. Interrogato a lungo, non ha saputo spiegare il motivo – qualora ci potesse mai essere – del folle gesto.

«Chiederò all’arcivescovo di Agrigento di fare un’eccezione per i funerali, magari consentendo la presenza in chiesa ai soli stretti familiari. Non poterla salutare per l’ultima volta sarebbe un secondo enorme dramma»: ha dichiarato il sindaco di Favara, Anna Alba.

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