“Mi stanno uccidendo”: il messaggio shock prima di morire in ospedale

Mi stanno uccidendo”. È questo il messaggio che un giovane ha inviato alla famiglia poco prima di morire in ospedale. La tragedia è avvenuta al Policlinico Umberto I di Roma.

Lui si chiamava Giuseppe Esposito e aveva appena 20 anni. Lo scorso 5 maggio era stato ricoverato nel reparto trapianti perché a causa di una fibrosi cistica aveva bisogno di un trapianto di polmoni.
Trascorse circa due settimane, il ragazzo ha inviato alla famiglia il drammatico sms.

Giuseppe ha inviato un messaggio a mia madre – ha raccontato la sorella Michela a ‘Il Tempo’ – chiedendo di denunciare tutti, che lo stavano uccidendo. Ci siamo precipitati in ospedale e abbiamo appurato che i sanitari stavano effettuando le cure e che il problema era legato al macchinario, l’Ecmo che serve per abbassare il livello di anidride carbonica nel sangue, a cui doveva essere sostituito il filtro”.

Mio fratello era lucido e vigile – ha spiegato – ma dopo avere effettuato la tracheotomia, a partire dalla sera di domenica 13 maggio le sue condizioni sono cominciate a peggiorare”.

Il 17 maggio Giuseppe è morto. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo la denuncia dei genitori del ragazzo, mentre la Regione Lazio ha chiesto al Centro regionale rischio clinico (Crrc) una relazione per “avere un quadro completo della situazione”.

Intanto dall’ospedale hanno diffuso un comunicato in cui confermano che “l’apparecchiatura utilizzata per il supporto extracorporeo dell’ossigenazione del sangue risultava perfettamente funzionante, è di nuovissima generazione e conforme alle normative europee”.

In merito al giovane, invece, ecco cosa si legge nel comunicato: “Sono state prestate tutte le cure previste dal caso, senza ritardi né omissioni sia da parte del personale medico che di quello infermieristico. Il paziente G.E., in cura presso l’Aou Federico II di Napoli, è giunto in gravi condizioni al Policlinico Umberto I di Roma per l’attivazione della cosiddetta procedura di trapianto ‘in urgenza’ che, in quanto tale, implica un’aspettativa di vita molto breve sulla scorta delle condizioni cliniche”.