Minacce e insulti alla senatrice Vicari dopo l’emendamento sulle sigarette elettroniche

Stretta sulle sigarette elettroniche, che non potranno più essere vendute online. La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento al decreto fiscale a prima firma Simona Vicari che prevede la vendita solo nelle tabaccherie e nelle rivendite autorizzate. La notizia è stata riportata dall’Ansa.

La misura, spiega la senatrice all’agenzia di stampa, ha un doppio scopo: quello di combattere un mercato che anche la relazione tecnica stima per il “50% illegale”, recuperando quindi l’evasione fiscale, e quello di garantire gli adeguati controlli sul fronte sanitario dei liquidi venduti. Minacce e insulti sul profilo Facebook della senatrice di Alternativa popolare dopo l’approvazione dell’emendamento.

“Spero – si legge in uno dei commenti – che tutti il male che hai generato ti ritorni contro..”; “Ladra bastarda”, è uno degli insulti mentre in altri post spuntano commenti di stampo sessista; alcune infine sono minacce: “Attenta tu e i tuoi marci colleghi perché ti faranno la festa”.

Simona Vicari

La senatrice guarda però al risultato ottenuto: “La legalità ha avuto la meglio – dice – nonostante le minacce, anche personali, che in queste ore sto ricevendo sui social e in provato solo per aver voluto il rispetto delle regole e il pagamento di un’imposta evasa e elusa”.

E’ il risultato del Via libera dall’Aula del Senato al decreto fiscale collegato alla manovra. La fiducia al provvedimento chiesta dal governo questa mattina ha ottenuto 148 sì, 116 no e nessun astenuto. Il provvedimento passerà adesso alla Camera.

Sulle sigarette elettroniche, si legge nella relazione tecnica al maxiemendamento su cui il governo ha incassato la fiducia, dal 2015 c’è una imposta al consumo di 0,393 euro al millilitro per i liquidi da inalazione, contenenti o meno nicotina, dal quale ci si aspettava a regime 115 milioni l’anno. Ma “per la mancanza di controlli amministrativi frontalieri, per i prezzi più bassi praticati negli altri paesi e a causa di un lungo contenzioso, lo Stato – si legge – nel 2017 incasserà un importo pari a circa 4 milioni”.