Miracolo di San Gennaro, Odiffredi: “È ketchup quello nella teca”

Monta la polemica sul miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro – che secondo alcuni esperti addirittura “ribolliva” – avvenuto lo scorso 19 settembre. A sparare a zero questa volta è Piergiorgio Odifreddi che ai microfoni di “Un Giorno da Pecora” su Radio Rai, lo definisce come “uno spettacolo indegno”.

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Ma il matematico lanciando accuse e spargendo veleni sul miracolo napoletano: “Il sangue di San Gennaro è una sostanza solida quando è immobile. Poi quando lo si comincia a sbattere, come si fa con le bottigliette di Salsa Rubra si liquefa”. Cos’è la Salsa Rubra? “Il ketchup, una volta si chiamava Salsa Rubra e il sangue di San Gennaro quello è, probabilmente”, la conclusione polemica del matematico.

Storia della reliquia

Secondo la tradizione, il sangue di san Gennaro si sarebbe sciolto per la prima volta ai tempi di Costantino I, quando il vescovo Severo (secondo altri il vescovo Cosimo) trasferì le spoglie del santo dall’Agro Marciano, dove era stato sepolto, a Napoli. Durante il tragitto avrebbe incontrato la nutrice Eusebia con le ampolline del sangue del santo: alla presenza della testa, il sangue nelle ampolle si sarebbe sciolto.

Storicamente, la prima notizia documentata dell’ampolla contenente la presunta reliquia del sangue di san Gennaro risale soltanto al 1389, come riportato nel Chronicon Siculum (ma dal testo si può dedurre che doveva avvenire già da molto tempo): nel corso delle manifestazioni per la festa dell’Assunta di quell’anno, vi fu l’esposizione pubblica delle ampolle contenenti il cosiddetto “sangue di San Gennaro”. Il 17 agosto 1389 vi fu una grandissima processione per assistere al miracolo: il liquido conservato nell’ampolla si era liquefatto “come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo”.

La cronaca dell’evento sembra suggerire che il fenomeno si verificasse allora per la prima volta. Del resto, la Cronaca di Partenope, precedente di qualche anno (1382), pur parlando di diversi “miracoli” attribuiti alla potenza di san Gennaro, non menziona mai una reliquia di sangue del martire.

Oggi le due ampolle, fissate all’interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento e provvista di un manico, sono conservate nella cassaforte dietro l’altare della cappella del Tesoro di San Gennaro. Una delle due è riempita per 3/4, mentre l’altra più alta è semivuota poiché parte del suo contenuto fu sottratto da re Carlo di Borbone che, divenuto re di Spagna, lo portò con sé. Tre volte l’anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre e per tutta l’ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall’arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di san Gennaro. Secondo la tradizione popolare, la liquefazione del tessuto biologico durante la cerimonia è ritenuta foriera di buoni auspici per la città; viceversa la mancata liquefazione è considerata presagio di eventi drammatici.

Una terza ampolla, contenente sempre il sangue del Santo, è conservata nella cappella reliquiaria del Complesso Monumentale Vincenziano, cui appartiene anche la vanvitelliana Chiesa della Missione, nel popolare e suggestivo Borgo dei Vergini.