Modella inglese rapita a Milano: il sequestro è una montatura?

Una montatura, un caso inventato. E’ quello che sostengono la stampa inglese e una parte di quella italiana in merito al rapimento dello scorso agosto della modella britannica Chloe Ayling.

I conti non tornano. Ci sarebbero delle falle nel racconto sia della vittima che del presunto rapitore il cittadino polacco residente nel Regno Unito Lukasz Pawel Herba.

Questi i fatti. Dal Regno Unito, Chloe sarebbe arrivata in un negozio di Milano per realizzare uno shooting fotografico. Giunta a destinazione sarebbe stata drogata, rapita e sequestrata per alcuni giorni (dall’11 al 17 luglio scorsi) fra Milano e Torino. Il rapitore avrebbe chiesto un riscatto di 300mila dollari per non mettere la modella all’asta sul cosiddetto deep web (dove si commercia illegalmente).

Dopo una settimana, in preda ai rimorsi di coscienza, Lukasz Pawel Herba l’avrebbe liberata presso il Consolato britannico. Lì l’uomo sarebbe stato arrestato.

Queste, invece, le falle della vicenda, sulla cui veridicità ha sollevato dubbi persino l’avvocato del fratello del rapitore (accusato di concorso in sequestro di persona).

Non esisterebbe l’organizzazione criminale “Black death” a cui Herba diceva di appartenere. Non ci sarebbero prove che il rapitore sia malato di leucemia e che quindi abbia rapito la modella per racimolare i soldi per curarsi. Vittima e rapitore sarebbero stati visti insieme qualche giorno prima della liberazione mentre facevano shopping in un negozio di scarpe milanese.

Intanto Chloe Ayling rilascia interviste a destra e manca.