Monopattini elettrici ‘sotto attacco’: multe e polemiche a Torino

Tre multe in pochi giorni. Ecco cosa sta succedendo.

Non c’è pace per chi ama andare in città in monopattino, soprattutto a Torino. Ieri sera un giovane nigeriano si è vista comminare una multa (la terza in pochi giorni nella città della Mole Antonelliana) di oltre mille euro. Il motivo? Il monopattino elettrico su cui andava in giro, circolava contromano e non era né immatricolato né assicurato.

Per l’esattezza, la multa di 1.079 euro sarebbe stata fatta per mancanza di targa, libretto di circolazione e assicurazione violando in tal caso gli articoli 97, 193 del codice della strada. Dallo scorso 21 ottobre, infatti, la Polizia Municipale torinese ha emanato una circolare in cui i monopattini elettrici vengono considerati alla stessa stregua dei ciclomotori nel momento in cui superano i 6 chilometri all’ora di velocità. Questo implica che anche i monopattini devono essere provvisti di certificato di circolazione, targa e assicurazione pena una multa rispettivamente di 154 euro, 76 euro e 849 euro.

La circolare ha scatenato un po’ di malumori. Per il Club Monopattini Torino si tratta di “un atteggiamento sbagliato dei vigili”.

Perché – si chiede, invece, la Consulta Mobilità ciclistica e moderazione del traffico – multare un monopattino pur sapendo che a breve partirà la sperimentazione e che, quindi, con tali regole il soggetto sarebbe in regola? Prendere di mira i Monopattini, che come bici e pedoni rientrano negli utenti deboli della strada, parrebbe avere l’obiettivo di disincentivare la mobilità dolce. Ci chiediamo perché tale pugno duro non venga applicato anche agli automobilisti indisciplinati”.

Assurda la guerra ai monopattini: si tratta – ha fatto sapere Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – di mezzi per spostarsi a inquinamento e emissioni zero nelle nostre città, ossia proprio quello di cui abbiamo bisogno da un punto di vista ambientale, e che consentono di offrire un’alternativa alle persone per spostarsi e portarli sui mezzi pubblici, lasciando a casa auto e scooter“.

Il decreto approvato a giugno – ha concluso – non risolve i problemi, perché pone troppi limiti alla circolazione e prevede un’assurda cartellonistica, che sta complicando la sua applicazione. È arrivato il momento di fissare regole uguali in tutta Italia per la circolazione, con una velocità massima e l’equiparazione alle bici nel codice della strada“.

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