I neonati hanno bisogno delle braccia della mamma per crescere sani

Così lo vizi!”. È il refrain indirizzato a mamma e papà quando stringono fra le braccia il proprio figlio che piange perché è irrequieto o perché non vuole addormentarsi nella culla.

Parenti e amici, con questo monito, cercano di far desistere i neogenitori dal tenere in braccio il pupo: perché “altrimenti non si staccherà mai, sarà mammone e non sarà autonomo”.

È necessario fare un po’ di chiarezza. Nei primi mesi di vita le coccole e la vicinanza fisica sono l’unico modo per i neonati di adattarsi alla nuova vita. Lo dicono pediatri, psicologi infantili, studiosi e anche una certa Christine Rankl, psicoterapeuta tedesca e co-fondatrice del reparto di psicosomatica neonatale presso il Wilhelminenstal di Vienna.

Come accade per gli altri mammiferi (anche gli uomini lo sono!) i cuccioli di uomo hanno bisogno di rimanere vicini alla madre per nutrirsi, ma anche per avere quel contatto avvolgente e rassicurante tipico dell’utero dove hanno vissuto per nove mesi e dal quale sono stati “strappati”.

È un modo per acquisire fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (“se la mamma risponde al mio richiamo vuol dire che mi esprimo nel modo giusto”). E questa sicurezza darà al bebè una certa stabilità emotiva che gli permetterà di diventare presto autonomo. Altro che mammoni!

I neonati (è bene ricordarlo) non hanno vizi, ma solo bisogni primari da soddisfare. I vizi sono dei dei bambini e sono ben altri. Inoltre si riconoscono facilmente perché riguardano le cose e non gli affetti. Un figlio richiede le braccia della mamma (o del papà) perché ha bisogno non solo di nutrimento, ma anche di affetto, calore umano, protezione e perché no, di un paio di coccole, proprio come quelle che noi adulti cerchiamo quando ci sentiamo un po’ giù o stanchi.