Nessuna eutanasia: Noa Pothoven è morta di fame e di sete

Non si è trattato di eutanasia o suicidio assistito. Ecco cosa è successo.

Non si tratta di eutanasia, né di suicidio assistito. Noa Pothoven è morta di fame e di sete. Sì, proprio così: la 17enne olandese balzata agli onori della cronaca per il voler porre fine alla sua esistenza ha deciso di non mangiare e bere più. Anche se l’ufficialità della causa della morte arriverà soltanto dopo una ispezione del ministero della sanità olandese.

Noa è morta lo scorso 2 giugno a casa sua, circondata dalla sua famiglia. Aveva smesso di alimentarsi autonomamente e gli stessi genitori, coni l parere favorevole dei medici che la curavano, avevano deciso di non procedere con l’alimentazione forzata come accaduto in passato.

Erroneamente si era parlato di eutanasia e suicidio assistito (legali in Olanda, ma solo a determinate condizioni) perché era rimbalzata sui media la notizia che due anni fa la giovane, all’insaputa dei genitori, si era rivolta alla clinica Levenseinde all’Aja, chiedendo appunto di essere sottoposta ad eutanasia o di poter accedere al suicidio assistito. La clinica aveva risposto di no: Noa era troppo giovane per morire e doveva completare la terapia che stava seguendo.

Una terapia che avrebbe dovuto sanare i traumi subiti: una violenza sessuale a 11 anni durante una festa, una seconda l’anno successivo e un terzo stupro ad opera di due uomini all’età di 14 anni. Drammi che l’avevano portata a soffrire di depressione, atti di autolesionismo e disturbi alimentari.

Come aveva raccontato nella sua autobiografia scritta l’anno scorso, non aveva mai denunciato gli aguzzini perché convinta che non sarebbero finiti dietro le sbarre e perché non era mai riuscita a parlarne.

Quel peso, quindi, è diventato tale da farla ‘morire’ prima ancora di domenica scorsa. Su instagram, pochi giorni fa aveva scritto: “Dopo anni di lotte è finita. Dopo molte valutazioni è stato deciso che mi lasceranno andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. È tanto tempo che non sono davvero viva. Sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro, ma non vivo più”.

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