Coronavirus, il racconto di un’infermiera: “C’è chi ha detto addio alla mamma per telefono”

Questa la testimonianza di Noemi Bonfiglio, che lavora nella Terapia intensiva dell’ospedale Martini di Torino.

terapia intensiva coronavirus

«Questo virus separa i legami fino a spegnerli»: un dramma nel dramma quello che raccontano i medici e gli infermieri in prima linea contro il Coronavirus. «Non auguro a nessuno di vedere ciò che sto vedendo in ospedale nelle ultime settimane»: le parole di Noemi Bonfiglio, infermiera della Terapia intensiva dell’ospedale Martini di Torino, in un lungo post su Facebook.

20:30 del 23 marzo 2020…"Signora, facciamo una videochiamata con sua figlia? vediamo se risponde!"Squilla il…

Pubblicato da Noemi Bonfiglio su Martedì 24 marzo 2020

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Racconta di una videochiamata, «probabilmente l’ultima», tra una figlia e la mamma ricoverata. Non è un caso isolato, ce ne sono tanti, troppi. È forse l’aspetto più straziante di questa storia. Più di morire, fa paura morire da soli, senza il conforto di chi ti vuole bene.

E più di perdere un caro, fa paura non riuscire a dirgli addio, quell’ultimo ‘ti voglio bene’, a volte l’unico. Perché, prima che arrivasse il Covid-19, la frenesia la faceva da padrone e si pensava di avere il tempo di fare tutto, anche quel ‘ti voglio bene’ (per nulla scontato).

«Brividi e lacrime di unica emozione!!», dice l’infermiera, Noemi, certa che certi momenti rimarranno per sempre nella sua memoria. Un lavoro, una missione più che altro, che non è facile portare avanti. Ogni giorno è sempre più difficile.

«’Signora, facciamo una videochiamata con sua figlia? vediamo se risponde!’ Squilla il telefono ed ecco, dall’altro lato della fotocamera, l’immagine di una figlia con occhi lucidi che finalmente, dopo giorni di ricovero, rivede la sua mamma in un letto di ospedale, accerchiata da operatori sanitari completamente bardati fino a non poterne scorgere neanche il viso», inizia così il racconto dell’infermiera Noemi Bonfiglio.

Da un lato «un monitor che suona di continuo, un casco in testa che non permette di parlare, un respiro difficile e affannoso, la stanchezza dovuta alla malattia». Dall’altro «parole dolci e tristi, leggere e pesanti allo stesso tempo: ‘sei sempre stata una guerriera mamma, non mollare mai, siamo tutti con te!’». Parole che troppo spesso gli italiani, in questi giorni, sono stati costretti a dire ai propri cari.

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