Non pagare l’affitto: ecco quando è possibile

Se la casa è diventata “invivibile”, si può smettere di pagare l’affitto senza incappare in sanzioni e sfratto. Lo stabilisce la legge italiana. Bisogna, però, fare alcune precisazioni.

La Cassazione ha stabilito che non si può “astenersi dal versare il canone o ridurlo” quando si verifica “una riduzione o una diminuzione nel godimento del bene”. Ovvero, si deve continuare a pagare l’affitto nel caso in cui i problemi riscontrati non pregiudichino la vivibilità dell’appartamento.

Per esempio, se in casa manca l’acqua in alcuni momenti precisi della giornata a causa della rottura di una cisterna che non si riesce a sostituire a causa di litigi tra condomini, l’inquilino può solo fare una lettera di disdetta per giusta causa rispettando il preavviso di sei mesi.

La sospensione totale o parziale dell’affitto, invece, è legittima “soltanto qualora venga completamente a mancare l’utilizzabilità integrale dell’appartamento“.

Mettiamo il caso che un inquilino sia costretto a lasciare l’immobile perché c’è una rottura dei tubi dell’acqua e bisogna rompere il pavimento di tutta la casa. In questo caso è possibile astenersi dal corrispondere il canone di locazione perché l’abitazione è completamente inservibile.

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