Nuova autocertificazione per la Fase 2: cosa cambia?

Sul sito del ministero dell’Interno è possibile scaricare il nuovo modulo di autocertificazione.

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Da oggi, 4 maggio, inizia la fase 2 e con essa bisogna scaricare la nuova autocertificazione. Come più volte ribadito, non si tratta di un ‘liberi tutti’, ma di un primo tentativo di ritorno graduale alla normalità. Riprendono a lavorare le aziende che possono garantire gli standard di sicurezza e riaprono alcuni esercizi commerciali, in base al grado di rischio di contagio.

Il nuovo modulo, nella prima parte, non cambia: è quella dedicata ai dati sensibili, relativi all’identificazione. Durante la fase 2, però, bisogna dichiarare, sotto la propria responsabilità, di non essere sottoposti a quarantena e/o di non essere risultati positivi al Coronavirus. In caso contrario infatti sono possibili solo gli spostamenti disposti dalle autorità sanitarie.

È necessario dichiarare di conoscere le misure di contenimento del contagio vigenti alla data indicata sul modulo, incluse le restrizioni relative agli spostamenti delle persone fisiche in tutta Italia. Inoltre, bisogna conoscere le sanzioni previste dal Dl 19/2020 del 20 marzo.

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La parte relativa alle visite agli affetti stabili

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Nella nuova autocertificazione per la Fase 2 si fa riferimento anche ai provvedimenti delle singole Regioni. Se, infatti, ci si sposta al di fuori di quella di appartenenza, lo si deve fare solo per le ragioni consentite.

Non cambia nulla in merito alle motivazioni per le quali gli italiani possono spostarsi: urgenze e necessità, esigenze lavorative, motivi di salute. Bisogna, come nei precedenti moduli, barrare la casella corrispondente al caso di specie.

Un aspetto parecchio chiacchierato, anche sui social, riguarda le visite ai congiunti. Il premier, dopo la conferenza stampa di fine aprile, ha specificato che gli incontri – sempre nel rispetto delle misure di contenimento dei contagi – possono avvenire tra gli «affetti stabili». Nella nuova autocertificazione, però, non se ne fa riferimento.

A eventuali dubbi in tal senso rispondono le faq del Governo sul sito istituzionale. La visita al congiunto o affetto stabile è da considerare una necessità. Inoltre, non vanno specificati nome e cognome della persona che si va a trovare: è sufficiente dichiarare il grado di parentela o il tipo di rapporto. Ci sono sei righe lasciate in bianco per tutti i chiarimenti del caso.

Qui il link per il download.